Maledetto Proust

caricatura proust

Michaël Uras, Io e Proust, Voland, pp. 159, euro 15

Recensione apparsa su “l’Unità” il 14 marzo 2014

Jacques Bartel è un adolescente e poi un giovane uomo ossessionato da Marcel Proust e dalla sua opera: non c’è figura della vita, ora del giorno, abitudine o vezzo che egli non riconduca all’autore della Recherche; ad amici e famigliari ne somministra il celebre questionario, sul petto tatua quel nome e nel comunicare alla propria ragazza, intenta ai primi esercizi erotici, che Proust vi alludeva con l’espressione «fare cattleya», ottiene, in una scena esilarante, di sentirsi dire con prodigiosa naturalezza: «Sei proprio una testa di cazzo, hai rovinato tutto». Ma nonostante gli accidenti derivati anche dai genitori che temono possa voltarsi in uno scioperato omosessuale, l’eroe di Io e Proust (esordio del francese di origini sarde Michaël Uras, finalista in patria al Prix de l’Inaperçu e ora tradotto in Italia da Giacomo Melloni, con la cura di Giuseppe Girimonti Greco per Voland) si dà agli studi letterari (una follia per la famiglia) per diventarne uno specialista: s’appressa così a bande di gretti personaggi che animano l’Associazione proustiana e che in un circolo vizioso riproducono la loro meschinità tra pile di studi tanto colti quanto sterili (il vetro e il peltro o l’uso del punto e del punto e virgola nella Recherche), finché egli stesso cede al baratro dell’inanità pubblicando un lavoro sull’Orografia nell’opera di Marcel Proust. Ma le cose non muovono al meglio: gli studi di Jacques s’arenano nello sforzo d’intervistare un vegliardo ultracentenario che dovrebbe essere l’ultima persona in vita ad aver conosciuto Proust; la relazione con Mathilde Bano langue; l’amico Marc, mentre lo consola, si fa spregiudicato; insomma «la mia vita – dice il protagonista – somigliava a uno di quei film che nessuno va a vedere: ero un completo fallimento». Urge allora il bisogno di lasciare il pesante fardello, abbandona la Recherche di Proust (il cui unico partito è quello di proteggere la pelle dai raggi Uva) e la propria, e da ricercatore si cambia in trovatore. Affronta infine «una specie di crisi adolescenziale ritardata» che gli consente di mandare alla burchia quanto costruito fino ad allora, scoprendo che a un certo punto non ci si deve accontentare di leggere ma occorre scrivere. Con toni estremamente divertiti e lievi, Uras dice del nostro tempo molte cose serie, narrando l’importanza di credere in passioni vere con umiltà, di sottrarci alle panie dell’epigonismo quand’è stucchevole, di recuperare insomma il nostro tempo perduto.

Proust-specchio-ok-1

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...