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(Foto di Alessandro Cinquegrani)

Perché si ama un libro? Perché corrisponde ad alcune pulsioni profonde, si lega al proprio panorama psichico o, per dirla con Jung, al proprio tipo psicologico. Commentando l’opera di Picasso, Jung afferma che l’arte nasce dalla quarta funzione, ovvero da quegli aspetti che nella vita utilizziamo di meno e costituiscono la nostra Ombra. È un modo suggestivo, mi pare, di ridefinire e portare oltre il concetto classico di catarsi.
La mia funzione principale è (o forse era) il Pensiero Introverso: tendo a catalogare, ordinare, a trasformare il mondo in un sistema razionale. Non sempre è un bene: la logica, l’ordine, vengono presto a noia. Ho avuto la percezione di questa saturazione quando andai a una mostra di Jackson Pollock alla Fondazione Guggenheim di Venezia. Il conflitto tra l’ordine e il disordine che vedevo in quelle opere, mi restituiva un senso di libertà e una irresistibile fascinazione. Ecco cosa mi era capitato anche con la letteratura: amavo ciò che non riuscivo a circoscrivere, l’abisso più che l’intelligenza.
L’altro elemento fondante di me è l’introversione, sempre nel senso indicato da Jung: non esiste il mondo esterno se non nella sua traduzione in termini intimi, privati, personali. Questa caratteristica è così radicata in me che mi è impossibile liberarmene. Così ho amato quei libri che non narrano il mondo reale, ma lo traspongono in un paesaggio interiore non intelligibile, incubo o sogno intimo, benché assoluto e archetipico.
Così, oggi, con questa consapevolezza acquisita su di me, sono in grado di spiegare perché il mio rapporto con la lettura è nato davvero, in profondità, solo col Castello di Franza Kafka, un libro che, come è stato detto, esprime un insanabile conflitto tra ciò che dice e ciò di cui parla. In quel conflitto sta la salvifica libertà di non capire, l’esorcismo nei confronti dell’intelligenza, del pensiero.

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Alessandro Cinquegrani è ricercatore di Letteratura comparata all’Università Ca’ Foscari Venezia. Oltre ad alcuni libri di critica letteraria, ha pubblicato il romanzo Cacciatori di frodo (Miraggi 2012), finalista al Premio Calvino e candidato al Premio Strega. Collabora con “L’indice dei Libri del mese” e con altre riviste di critica letteraria e cinematografica. Svolge anche attività di drammaturgo.

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