I dischi di Guido Michelone: Enrico Pieranunzi & Marc Johnson

Pieranunzi & Johnson copertina

Enrico Pieranunzi è – assieme a Enrico Rava, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Franco Cerri – tra i pochissimi jazzmen italiani a meritare una fama internazionale: l’unico fra l’altro a far suonare Chet Baker in due due dischi come ospite e non viceversa, come accade di solito con il trombettista ‘californiano’. Già questo fatto, accaduto, quasi quarant’ani fa, basterebbe a includere il romano Pieranunzi tra i grandi del jazz non solo italiani, ma soprattutto europeo e planetario. E se a ciò si aggiunge una vis davvero originalissima nelle visti di pianista, compositore, band leader les jeux son faits. Il problema – se di problema si vuol parlare – è che Enrico di dischi ne ha molti dagli esordi nel lontano 1975 a oggi e sono tutti molti belli: difficile trovare un suo album mediocre e nemmeno minore; e quindi la scelta si complica quando di lui si deve indicare un LD o un CD essenziale. In altre parole Enrico Pieranunzi meriterebbe quindi e sempre il massimo dei voti non solo per i singoli album (anche quelli recenti non ancora divenuti ‘classici’ risultano comunque molto belli, anche presi individualmente), ma soprattutto per un lavoro artistico-culturale molto intenso, che, pur nell’abbondanza dell’offerta, non rinuncia mai al valore intrinseco della forma pianistica e del contenuti musicali. In tutta l’immensa opera di Pieranunzi, che comprende veramente decine e decine di titoli a suo nome (oltre sessanta), la scelta ricade su Yellow & Blue Suites condiviso assieme al grande contrabbassista statunitense Marc Johnson (a ennesima dimostrazione che tutti i grandi del jazz d’Oltreoceano si onorano di suonare con l’italiano). Tutto, in Pieranunzi, viaggia sempre su livelli altissimi: Enrico può cambiare casa discografica o gruppo accompagnatore, ma, a differenza di altri suoi colleghi, non si avvertono differenze sostanziali, nel senso che in lui vince ovunque la coerenza, la qualità, la concentrazione. L’impegno verso un progetto e la risorsa del pianoforte sembrano inoltre i tratti espressivi che emerge in un inedito come Yellow & Blue Suites che vede la luce ben diciotto anni dopo la performance: si tratta infatti di un concerto che i due effettuano nel Novanta, ma che l’americana Challenge Record edita solo nel 2008, ricavandolo dalla straordinaria live performance a Losanna del 13 dicembre 1990; quattro giorni dopo Pieranunzi e Johnson registrano in studio a Yeres in Francia per la Ida Records The Dream Before Us, uscito poi nel 1992. Ma a parlare di date con Pieranunzi non si finirebbe mai, perché il 2008 dell’uscita di Yellow & Blue Suites è un altro anno felicissimo per il pianista romano: escono infatti, entrambi per l’italiana Cam Jazz da un lato As Never Before, per esteso dal trio ‘americano’, ossia la ritmica del fedele Johnson e di Joey Baron (batteria), ai quali si aggiunge, quale ospite, il canadese Kenny Wheeler alla tromba; e dal’altro Plays On Domenico Scarlatti, divenuto subito un ‘classico’ del jazz italiano. Yellow & Blue Suites è dunque un live in duo pianoforte/contrabbasso dal concerto tenuto nell’auditorium di Radio Suisse Romande, seguendo una tradizione jazzistica inaugurata nel 1940 da Duke Ellington con Jimmy Blanton. E i ventisei anni che separano l’ascoltatore odierno dalla musica del disco, sembrano annullarsi nel pianismo senza tempo, seppur così odiernamente narrativo e meditabondo dello stesso Pieranunzi, il quale compie un’originalissima sintesi fra romanticismo, classicità e sperimentazione, tra libertà improvvisativa e marchio scrittoreo. Non si può infatti dimenticare che gli undici brani che illustrano in totale il CD – un’intro, sei per la suite gialla e quattro per la blù – sono tutti scritti o rielaborati da Enrico da solo o con altri) quasi a rivelare che il suo intenso duo in Yellow & Blue Suites comunica in virtù di una profonda dialettica appunto tra la scioltezza della scrittura e la maturità nell’improvvisazione.

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