Hornby

(Foto di Gianni Agostinelli)

C’è un libro, forse un autore, che mi è stato indispensabile. Avevo vent’anni scarsi e non avevo mai letto altro se non per obbligo o controvoglia e pensavo la lettura come un ostacolo. Fino a quel momento ogni libro era stata una sofferenza, per via di consigli sbagliati, scelte sbagliate e ignoranza in materia. Cioè mancanza di elementi e strumenti per poter capire e giudicare. Come se oggi mi mettessi a discutere sui voti dati ad un tuffatore dal trampolino olimpico. E poi perché l’idea che mi avevano trasmesso della lettura era elementare e diabolica, cioè: obbligatoria e sacra. Quindi, dedussi al tempo: noiosa. Tipo quella vecchia battuta sul cinema per cui “un classico è un film che ha fatto sbadigliare più di una generazione”. Poi, per farla breve, lessi un libro di Nick Hornby. Poi un altro. Poi tutti. Da lì iniziai a leggere sul serio perché avevo scoperto la lettura. E Alta fedeltà è stato il romanzo decisivo. È stato fondamentale per capire che leggere poteva essere un divertimento quanto una sera con gli amici. Avevo già letto Febbre a 90° ma pur avendolo adorato avevo paura che quell’infatuazione per la lettura potesse essere stata indotta dal pallone. Che a quell’epoca era uno dei miei argomenti. Uno dei due. Perciò ritentai con Alta fedeltà e mi si aprì un mondo nuovo. Leggendolo fui invece subito preso e lo terminai molto lentamente pensando tra me di aver letto il miglior libro che sarebbe mai potuto capitarmi.
Non l’ho più riletto, e conservo poche cose preziose che non sono né la trama né i personaggi. Più di ogni altra mi porto dietro la sensazione di sorpresa per un godimento inaspettato e pieno. E lo stupore, dopo aver centellinato le ultime pagine e chiuso il libro è proseguito, e prosegue ancora, con altri autori e altri libri. Alta fedeltà però è stato uno di quei libri che ha dato il via a tutto quanto.

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Gianni Agostinelli è nato nel 1978 a Panicale (Perugia). Giornalista, è autore di Perché non sono un sasso (Del Vecchio editore, 2015), con cui è stato finalista della XXVII edizione del Premio Calvino (2014). Alcuni suoi racconti, pubblicati su “Nazione Indiana”, “Atti impuri”, “Nuova Prosa” e altre riviste, sono diventati l’ebook La fine dei nostri problemi pubblicato per Zibaldoni e altre meraviglie (2013).

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