L’International Jazz Day di Guido Michelone (1)

warriors

Anche Vercelli festeggia l’International Jazz Day con una serie di iniziative che si svolgeranno in città (e non solo) dal 21 al 30 aprile 2016: musica dal vivo, tavole rotonde, conferenze, seminari e laboratori, il tutto sotto l’egida della Società del Quartetto e sotto la direzione artistica di Guido Michelone e Francesca Tini Brunozzi.

Il blog giacomoverri.wordpress.com partecipa ufficialmente all’iniziativa pubblicando, ogni giorno, dal 21 al 30 aprile, dieci schede di ascolto per dieci straordinari album che hanno fatto la storia del jazz. Le schede sono ovviamente preparate dal grande Guido Michelone.

Oggi il primo ascolto:

Art Ensemble of Chicago, Fanfare For The Warriors, Atlantic, 1973.

Benché oggi diradi sempre più le apparizioni in pubblico (concerti, recital, dischi), l’AEOC, resta sicuramente tra i più longevi jazz combo, sicuramente il più continuativo tra quelli politicizzati e sperimentali: fondato per l’esattezza mezzo secolo fa come Roscoe Mitchell Art Ensemble si connota subito come un raffinato collettivo dell’avanguardia afroamericana in una metropoli a sua volta foriera di importanti svolte musicali e socioartistiche. La band (quartetto, successivamente quintetto e qui sestetto) attraversa parecchie fasi distinte per stile, atteggiamento, estetica, prassi, come dimostra questo album che L’AEOC incide per la prima volta con un’importante etichetta, da sempre rivolta ai giovani. In queste ‘fanfare per i guerrieri ‘   – mai titolo può essere così emblematico –  si ascoltano innanzitutto i forti richiami alla tradizione jazzistica dal boogie al bebop, a dimostrazione della conoscenza e del rispetto là propria eredità socioculturale. Ma il jazz-jazz viene subito rimescolato accanto a esplosive improvvisazioni free, brillanti parodie di sottogeneri bandistici e  tributi duramente espliciti alla madre Africa. L’intero album viene quindi sostenuto da un solidissimo impianto musicale e da perfetti assoli strumentistici che fanno quindi di Fanfare For The Warriors un’opera decisiv che, da un lato, sintetizza al meglio la  poetica del gruppo, dall’altro ne svela le qualità rivoluzionarie. Fanfare For The Warriors a distanza di molti anni suona ancora come un disco innovatore e piacevole al tempo stesso, perché qui, meglio che in altre registrazioni sia precedenti sia successive di una produzione cospicua ed eterogenea, il versante del “teatro”, fra gesto, azione, performance a cui il gruppo dà estrema importanza, resta unico e singolarissimo. La teatralità dell’AEOC in Fanfare For The Warriors è percepita quasi come palpabile, sino a farne lo stesso elemento filosofico della carriera dal vivo; e viene perciò inglobata con successo rendendo l’album più comprensibile di altre precedenti realizzazioni, aprendo persino a una svolta comunicativa (meno ermetica, cacofonica o stordente rispetto ai primi LP) che da allora rimarrà una costante del gruppo. Roscoe Mitchell al sax contralto, Joseph Jarman al sax tenore, Lester Bowie alla tromba, Muhal Richard Abrams al pianoforte, Malachi Favors al contrabbasso, Don Moyea alla batteria, suonano tutti a livello paritetico esponendo alla fine un amabile free jazz di alta tensione morale.

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