L’International Jazz Day di Guido Michelone (2)

Gato

Anche Vercelli festeggia l’International Jazz Day con una serie di iniziative che si svolgeranno in città (e non solo) dal 21 al 30 aprile 2016: musica dal vivo, tavole rotonde, conferenze, seminari e laboratori, il tutto sotto l’egida della Società del Quartetto e sotto la direzione artistica di Guido Michelone e Francesca Tini Brunozzi.

Il blog giacomoverri.wordpress.com partecipa ufficialemnte all’iniziativa pubblicando, ogni giorno, dal 21 al 30 aprile, dieci schede di ascolto per dieci straordinari album che hanno fatto la storia del jazz. Le schede sono ovviamente preparate dal grande Guido Michelone.

Oggi il secondo ascolto:

Gato Barbieri, The Third World, Philips, 1969.

Dopo alcune radicali esperienze free, con questo The Third World il tenorsassofonista argentino Leandro Barbieri, detto Gato, da poco scomparso, è tra i primissimi a contaminare il jazz moderno con la musica etnica appunto del Terzo Mondo, come suggerisce un titolo fin troppo esplicito. E qui l’uomo, il solista, il compilatore e il bandleader si trova nella sua forma più smagliante e rivoluzionaria. Con un suono di derivazione coltraniana allo strumento affronta, fra rabbia e lirismo, il tango, la samba, il son, la rumba mescolandoli a numerosi altri ritmi e a giri armonici classici dell’area argentina (suo paese d’origine) e della cultura brasiliana (da lui romanticamente prediletta); ma il tipico sound latino del Sudamerica da Gato viene politicamente stravolto con una carica eversiva che rivitalizza il cliché terzomondista, collegandosi idealmente alla rivolta armata dei movimenti clandestini, in lotta contro le feroci dittature locali. La musica in The Third World è insomma l’esatto contrario del jazz ovattato alla Stan Getz tanto abile quanto borghese improvvisatore di rilassanti (e talvolta stucchevoli) interpretazioni della bossa nova di Gilberto o di Jobin. Vicino a Barbieri in The Third World in una sorta di avventuroso viaggio musicale agiscono, nella front line, sia il trombone free di Roswell Rudd sia il piano funky di Lonnie Liston Smith, mentre la sezione accompagnatrice è dominata dalla furiosa ritmica di Charlie Haden al contrabbasso e Beaver Harris alla batteria – entrambi da leader impegnati in un loro veemente jazz politico -onde produrre tutti  assieme una complessa rilettura di uno stile musicale da cui il jazz futuro riuscirà ad attingere felicemente. L’album non a caso è di un anno chiave come il 1969, giacche l’intento è, come già detto, anche eversivo, ideologico e polemizzante con il titolo che  rimanda ai problemi del Terzo Mondo, simboleggiati dal sax urlante, straziato, grintoso di Gato, i cui sovracuti paiono far riferimento ai tragici problemi che attanagliano i paesi cosiddetti in via di sviluppo, come appunto dell’America centromeridionale, che Barbieri ha nel cuore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...