Globe

Anche Vercelli festeggia l’International Jazz Day con una serie di iniziative che si svolgeranno in città (e non solo) dal 21 al 30 aprile 2016: musica dal vivo, tavole rotonde, conferenze, seminari e laboratori, il tutto sotto l’egida della Società del Quartetto e sotto la direzione artistica di Guido Michelone e Francesca Tini Brunozzi.

Il blog giacomoverri.wordpress.com partecipa ufficialmente all’iniziativa pubblicando, ogni giorno, dal 21 al 30 aprile, dieci schede di ascolto per dieci straordinari album che hanno fatto la storia del jazz. Le schede sono ovviamente preparate dal grande Guido Michelone.

Oggi il quinto ascolto:

Globe Unity Orchestra, Live In Wüppertal, FMP, 1975

Si tratta del disco d’esordio per questa super band europea, anche se c’è un diretto precedente nel senso che Globe Unity è il titolo dell’album del 1966 con il quale esordisce il pianista tedesco Alexander Von Schlippenbach. Questa orchestrona riunisce i milgiori talenti del free jazz sul Vecchio Continente: si tratta dunque di una grossa formazione di ricerca sonora che, da allora a oggi, si riunisce solo spradicamente, nonostante gli eccellenti risultati ogni volta conseguiti. Globe Unity andrebbe definita come orchestra jazz in senso lato e più che una big band di impostazione classica (nel senso di swing o mainstream) è definibile quale all star di ottimi solisti di un jazz ultra avanguardista, che in Germania viene chiamata via via free music, creative music, free improvisation o improvised sound. Globe Unity, a cominciare da questa performance dal vivo, durante un celebre festival di nuove tendenze, riesce a fare della ricerca/provocazione il proprio vessillo, sia artistico sia ideologico, ponendosi altresì come risposta europea all’americana Jazz Composers Orchestra Association: entrambe condividono la voglia di sperimentare, ma la Globe Unity presenta anche un discorso citazionistico, uno humour raffinato, un radicalismo esasperato. Le presenze in questo disco ad esempio di Kenny Wheeler alla tromba, Steve Lacy al sax soprano, Evan Parker al sax soprano, Gerd Dudek al sax tenore, Albert Mangelsdorff al trombone, Paul Rutherford al trombone, Peter Kowald alla tuba, Paul Lovens alle percussioni – oltre lo stesso leader tastierista – garantiscono da un lato un’ironica rilettura del passato novecentesco da Jelly Roll Morton a Kurt Weill, dall’altro un tuffo a capofitto su rumorismi dadaisticheggianti (la lunga suite Maniacs). Live In Wüppertal, riascoltato oggi, resta un’emblematica testimonianza  insomma di come la neoavanguardia jazzistica post-sessantottesca non sia solo merito degli americani, ma trovi nella Berlino dei contestatori il supporto di alcuni tenaci propugnatori.

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