Libri tanto amati: Ezio Sinigaglia e Il male oscuro

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(Foto di Ezio Sinigaglia)

Il male oscuro e la sua benevola luce

Il male oscuro di Giuseppe Berto fu pubblicato nel 1964, quando avevo sedici anni. Lo lessi subito, a pochi mesi dall’uscita in libreria. A quei tempi ero già il lettore vorace e volubile, disordinatissimo, che sarei rimasto nel mezzo secolo successivo, ma ero anche fustigato dal demone dell’aggiornamento, che imprimeva – se non un vero metodo – una spinta in avanti alla mia confusa ricerca. Perciò compensavo la mia passione ancora viva per i classici dell’Ottocento, soprattutto francese e russo, con il culto delle novità librarie principalmente italiane, che si dibattevano fra gli estremi sussulti del neorealismo morente e i primi vagiti di un incerto avvenire. Questi due serbatoi di romanzi, cui attingevo con una curiosità onnivora che a me sembrava sinonimo di cosmopolitismo, avevano in comune un’assenza, un’immensa lacuna della quale restavo ignaro: il grande romanzo modernista d’inizio secolo, coetaneo delle avanguardie, che aveva rivoluzionato la narrativa del Novecento. I classici del XIX secolo si fermavano alla soglia di quella rivoluzione, mentre il romanzo italiano del dopoguerra la scavalcava bellamente, senza conservarne, si può dire, la minima traccia.

La lettura del Male oscuro fu quindi per me una rivelazione sensazionale. In quelle smisurate frasi, ciascuna delle quali distesa su svariate pagine e quasi priva di punteggiatura, in quell’andirivieni eccitante e continuo fra il presente del Narratore e la sua infanzia, passando per tutti i gradi intermedi del passato, in quel beffardo scintillare dell’autoironia e dell’umorismo sotto il drappo funebre della sofferenza psichica, afferrai per la prima volta la certezza che il romanzo della mia epoca era portatore di una modernità scandalosa che, fino a quel momento, mi era stata tenuta accuratamente celata. Mi specchiavo incantato in quel caos variopinto e creativo, mi riconoscevo, soprattutto, in quella comicità disperata che sembrava farsi metodo, strumento di conoscenza e di interpretazione di se stessi e del mondo.

 A dispetto del suo titolo tenebroso, Il male oscuro fu nel mio lungo cammino di lettore e di scrittore la prima scintilla di luce. Più tardi, quando m’imbattei nella Coscienza di Zeno, capii senza difficoltà che il capolavoro di Berto ne era una filiazione diretta, seppur degenere e per certi versi geniale. Ma, come spesso accade, nel mio percorso personale le cose erano andate alla rovescia: era stato il dopo a spalancarmi la porta del prima.

***

Ezio Sinigaglia è nato a Milano nel 1948. Il suo primo romanzo, Il pantarèi, visse una lunga e tormentata vicenda di elogi e rifiuti editoriali, per essere infine pubblicato nel 1985 da una piccola casa editrice, SPS (poi Sapiens), passando sostanzialmente inosservato (fu recensito da Carlo Oliva su “Linus”). Dopo oltre trent’anni di silenzio, ha dato alle stampe nel 2016 un romanzo breve, Eclissi, con l’editore romano Nutrimenti. Ha parecchi inediti nel cassetto e molti altri libri in testa: difficilmente gli rimarrà il tempo di scriverli tutti.

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