Dire quasi la stessa cosa: Fabio Cremonesi e Haruf

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Una puntata sui generis di ‘Dire quasi la stessa cosa’, la rubrica dedicata alle esperienze di traduzione. Una puntata che attraverso le parole di Fabio Cremonesi ci conduce al cuore di uno dei libri più attesi del 2016: si tratta di Crepuscolo, il terzo titolo della Trilogia della pianura di Kent Haruf (NN editore), in libreria dal prossimo 12 maggio.

Ecco quindi, in anteprima esclusiva, la Nota del traduttore di Fabio Cremonesi.

Per me, un grande onore.

***

Un recensore molto attento, Valerio Fiandra, ha definito Benedizione “un romanzo in Re minore”, riferendosi alla tonalità spesso associata alle composizioni musicali di ispirazione drammatica (i Requiem di Mozart e di Verdi, tanto per intenderci). Se dovessi dire in che tonalità è scritto questo Crepuscolo, azzarderei un Fa maggiore, quello della pienezza della vita edegli affetti, della “Pastorale” di Beethoven, ma anche di tante canzoni d’amore. Certo, non tutte le storie che si intrecciano in questo secondo capitolo della Trilogia della pianura hanno un lieto fine, e tra l’altro uno dei protagonisti del libro è Hoyt Raines, uno dei pochiabitanti di Holt– un altro è lo studente Russell Beckman di Canto della pianura – non sfiorati dalla luminosa fiduciadi Kent Haruf nel genere umano. Eppure la distanza dal cinismo corrivo, ma anche dal sentimentalismo altrettanto corrivo,di troppa letteratura di questi anni è abissale: le numerose relazioni narrate nel romanzo sono fatte di accudimento reciproco e di timidezza,non di travolgenti passioni, persino la disincantata Laverne accetta di portarsi a casa Hoyt attratta dalla prospettiva di una colazione a letto il mattino seguente, più che dalle sue asserite prodezze sessuali. E poi in questo romanzo c’è vita, moltissima vita, storie che si intrecciano, fatti che accadono, situazioni drammatiche ma anche comiche,e persino qualcosa di simile a dei colpi di scena (colpi di scena? in Kent Haruf? ma siamo proprio sicuri?), una vita “in Fa maggiore” che il lettore ritrova anche nell’estrema ricchezza lessicale e varietà di registri che caratterizzano la densa scrittura di Crepuscolo.

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