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(Foto di Letizia Pezzali)

Era il 2012, stava per nascere mia figlia, provavo sensazioni indefinite e sfuggenti. La paura, anche. Come potevo far passare il tempo? Per caso iniziai leggere Kafka sulla spiaggia di Murakami. Mi tenne compagnia, non solo, mi trasportò con delicatezza da uno stato al successivo. Diventai genitore di qualcuno.

Di Murakami, nel tempo, ho letto altre cose. Oggi penso che sia uno scrittore-traghetto, uno scrittore di passaggio, davvero adatto alle situazioni nebulose. La vita ne ha molte.

Non so se il pregio principale di Murakami sia lo stile o la trama avvincente o il particolare scavo psicologico, o altro ancora. Penso che possieda tutte queste caratteristiche positive, in misure diverse, ma non sono convinta che siano il suo pregio principale. La forza di Murakami, di sicuro, è che ha molti buoni consigli da dare: consigli espliciti, non solo deducibili. È una qualità stravagante, un po’ buffa, persino sbagliata per uno scrittore di romanzi, ma lui ce l’ha e per qualche ragione funziona. Nei suoi libri si trovano suggerimenti utili e specifici, detti quasi ad alta voce, e questo non è mai fastidioso.

Murakami è, anche, esperto di alcune cose. Conosce il jazz, molto bene; conosce le maratone, il cibo, la cucina; credo ne sappia anche di sesso, sono cose che si capiscono dalla scrittura, ma non c’è vanità, in questo. Il sesso, talvolta, immalinconisce i suoi personaggi, altre volte li risveglia: non esiste una regola, una fissazione precisa. Murakami conosce persino i meandri dell’abbigliamento femminile e maschile e ne parla con passione. S’interessa di tagli di capelli: la protagonista di un certo racconto porta i capelli corti, scalati, li scolpisce con il gel di modo che in alcuni punti aderiscano alla testa.

I personaggi di Murakami ogni tanto precipitano in uno stato emotivo prostrato, lui allora li ferma e costruisce una scena utile a spedirli in cucina. Là possono prepararsi un’insalata con ingredienti particolari, descritti con cura. Oppure li butta sotto la doccia a lavarsi bene i capelli, gli fa indossare indumenti puliti di nuovo descritti in modo preciso, come gli ingredienti dell’insalata. O li manda in lavanderia a ritirare qualcosa. E noi con loro.

Dopo aver portato a termine queste piccole faccende i personaggi si sentono rinfrancati e possono tornare a scavare in cerca di oggetti misteriosi che forse rappresentano la morte, o forse altro. Hanno paura? Più di tutto sono oberati da una lista interminabile di cose da fare, o da non fare. Sono colpiti dal vuoto improvviso così come dalle emergenze.

Ogni tanto mi capita di incontrare persone che dicono: Murakami è uno scrittore sopravvalutato. Eppure dubito che esista un file Excel sugli scrittori, un file che li valuta secondo molti parametri e presenta la mediana di questi parametri in un grafico chiaro e comparativo. Altro, sulla valutazione, non so.

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Letizia Pezzali è nata a Pavia nel 1979 e vive all’estero dal 2003. È laureata in economia e ha lavorato per alcuni anni nella City di Londra, in una banca d’affari americana. In seguito si è occupata di consulenze finanziarie nel settore delle energie rinnovabili. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, L’età lirica (Baldini&Castoldi), finalista al Premio Calvino. Al momento sta finendo di scrivere il suo secondo romanzo

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