Elisa Casseri: Teoria idraulica delle famiglie

tubi

I fiori hanno bisogno di acqua. Figuriamoci un’intera schiatta di creature dai nomi vegetali, bisnonna Verbena, nonna Flora, mamma Margherita, Iris e Ortensio, che chiudono l’infilzata delle generazioni. A soddisfare di tutti le necessità un annaffiatoio non arriva, ci vuole un intero apparato di connessioni idrauliche, con tanto di valvole a farfalla e di ciambelle di salvataggio, di maniglie antipanico e di tubature, i cui flussi interni sono la storia del curioso romanzo d’esordio di Elisa Casseri, Teoria idraulica delle famiglie. Testo da far passare più volte sotto l’occhio, perché apparecchiato sulla carta con una “chirurgia – o ingegneria? – delle parole quasi fisica”, vocaboli che risalgono dalla pagina al naso del lettore mostrando, inaspettati, i loro sensi laterali, traslati, bizzarri: un linguaggio inedito, pescato nelle denotazioni della scienza – idraulica, chimica, matematica, ma anche verbale e cerusicamente lessicale – e fiorito, poi, con le connotazioni di una fantasia geometrica e rovesciante la quale, senza mai cedere al ‘nonsense’ carrolliano, conduce dritto al meraviglioso paese di Iris.
Un mondo, certo, di fatiche irrazionali, patite fin dall’infanzia, come una “sensazione di sentirsi stracolma” e incapace di far fronte ai problemi che le si ammassano dentro. Certo, accanto a Iris, c’è il nonno Giovanni, di poche ma esemplari parole, che la conduce a quel fazzoletto di terra su cui ha costruito una casetta come rifugio personale dai troppo forti moti idrici della famiglia. E ci sono mamma Margherita, preoccupata per le mene del marito Luigi, sempre distratto dalla carriera politica, e nonna Flora, regina dei fornelli e di una saggezza popolare al cui centro campeggiano i racconti sulla fantomatica zia Petunia, che cento vite viveva e “moriva cento volte al giorno, sempre in situazioni di pericolo e in storie che nascondevano malamente una morale”; c’è Verbena, la nonna bis, persa nei labirinti della memoria e nel sottovociare di melodie lontane e di formule per il malocchio; ci sono Ortensio, il fratello, e l’inseparabile Miriam, la bambina che diventa l’amica di Iris perché i loro nomi terminano entrambi con la consonante; e c’è Luigi, il primo amore.

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Nonostante tutto e tutti, Iris soffre, quand’è piccola, e lascia andare via le lacrime, pensando così di sentirsi più leggera; ma il rischio è quello di affogare, così, a un certo punto, decide di trasferirsi a Roma, di “traslocare dall’adolescenza alla maturità con cognizione di causa”. Forse, in realtà, la fuga romana è un modo per evitare di fare i conti con se stessa, trovandosi a doverne fare di più lunghi e complicati, il più intricato dei quali si chiama Stefano, colui che le dà un lavoro e le sottrae quel poco di senso che è riuscita a conquistare. Il buco vuoto lasciato dall’esperienza nella capitale porta Iris al ritorno. Ma è difficile restituirsi al passato e trovare tutto uguale e un poco differente, le tubature in cui scorre la storia della sua famiglia sono un poco logore, guastate dall’incidere delle medesime falle sempre negli stessi snodi. Giungono le rotture, allora: per il nonno Giovanni, per i genitori, per il fratello Ortensio, per Miriam. Ma non solo cedimenti, anche rivoluzioni: Iris, “seduta sulla carcassa della sua vita”, ricomincia a imparare “nuove cose, ogni giorno”, ad amare la compiutezza e a fuggire l’indeterminazione, a riempire il vuoto non con “lenti traslochi dalla verità” né con  metafore imprecise, ma con una lucida e taumaturgica “voglia di passato remoto”, capace di dare forma e peso definitivo alle cattiverie dei condizionali e degli imperfetti che “se ne stanno lì, abbracciati alle cose che sono state e che non saranno più”.
Tornare assume dunque per Iris un senso enorme. Iris stende in bell’ordine l’inchiostro della sua vita, riprende a scrivere quel romanzo che era sempre stato il suo sogno, un romanzo che le serve come un medicamento per ‘dire’ il proprio passato, per raccontare la propria esistenza, per organizzare, in teorema, il disegno idraulico della propria famiglia.

Articolo apparso per la prima volta su Satisfiction, http://www.satisfiction.me/teoria-idraulica-delle-famiglie/

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