Kent Haruf: ideali di fratellanza

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di Daniela Risso
Tra i libri della Trilogia forse Crepuscolo (NN editore, traduzione di Fabio Cremonesi) è il più intenso ed è quello che rappresenta di più la Contea di Holt. Un luogo senza tempo dove il massimo movimento è gestito dal vento, lo stesso vento dei romanzi di Caldwell, forse solo più freddo per ragioni geografiche. Un vento che genera quella polvere che toglie un tempo preciso allo svolgersi degli eventi. A Holt non è importante in che anno siamo, si comprende che sono tempi moderni solo perchè, nei momenti di violenza contro i più piccoli, esiste una Assistenza che se ne occupa. Anche nella narrazione della violenza, Haruf mantiene quel suo tono delicato, quasi dolce, quel pudore che viene rappresentato in forma alta da Raymond, l’uomo che tutti noi vorremmo come amico, come vicino di casa. Raymond incarna proprio il non tempo delle piccole città di provincia americane ma anche dei nostri piccoli paesi a economia contadina. I tempi di Raymond sono le mucche e i cavalli, i tori e i vitelli e le loro vite con gli stessi ritmi di sempre. Questo non gli impedisce di avere una “vita sociale” vissuta in punta di piedi sempre nel timore di commettere errori o di essere inadeguato. I suoi sentimenti e le sue attenzioni sono disarmanti e lo diventano in un crescendo, dopo la morte del fratello, il compagno di tutta la vita.
Gli altri personaggi del libro sono, a mio avviso, un fondale vivo che interagisce pacatamente con le emozioni che l’allevatore scatena nel lettore. La violenza esiste ma è a anni luce dalla cupezza di Faulkner dove i “villici” sembrano essere violenti a prescindere, quasi un tutt’uno con la natura che li circonda. In Crepuscolo anche l’ignoranza che subisce violenza ha un che di tenero. Betty e Luther non hanno le armi per ribellarsi e finirebbero per soccombere senza Rose che comunque non può far altro che rassegnarsi alle regole, anche se, lo dice lei stessa, non riesce ad abituarsi nonostante si occupi di assistenza da anni. Che meraviglia una persona che non riesce ad abituarsi all’orrore! Grande lezione di Haruf per tutti noi che quotidianamente siamo bersagliati da informazioni di guerre e di morti e che rischiamo di abituarci ai morti televisivi e smettiamo di indignarci.
Bellissimi poi i figli di Guthrie che incarnano un’idea di bambino che sembra scomparire, bambini che collaborano all’interno della famiglia, che svolgono piccoli e grandi lavori di servizio, vissuti anche come gioco. Bambini che non passano le loro giornate con gli occhi incollati ad un cellulare. Bambini sani, forti che cavalcano nella Contea, che crescono prima e meglio di molti ragazzini di città. In Crepuscolo la città è lontana e non ambita a differenza di Benedizione e soprattutto di Canto della Pianura dove Denver assume un alone quasi magico nell’immaginario degli abitanti di Holt. La città è il luogo dove fuggirà Hoyt dopo aver distrutto le vite di Betty e della sua famiglia.
Bravo Haruf anche nel ridisegnare Victoria che è diventata adulta proprio grazie a Raymon e Harold e che da loro ha imparato e fatto sua questa idea di servizio e presenza nei confronti degli altri. La condivisione genera amore e la presenza garantisce che l’amore sia produttivo nel senso più aulico del termine. Ho trovato poi dolcissimo DJ, questo bimbo grande suo malgrado che accudisce il Nonno invece di esserne accudito e che si occupa anche delle bimbe sue vicine. La costruzione della ‘Casa solo per lui e la vicina’ rispecchia un ideale di fratellanza decisamente meraviglioso.
Ultimo e non ultimo lo stile impeccabile di Haruf nel non descrivere i personaggi se non con poche pennelate che hanno però il pregio di renderli visibili dal lettore: il vestito di seta verde, il cappello bianco da Città, la camicia di lana blu, l’unico vestito buono per rendere Harold “presentabile” nella bara e il commento meraviglioso di Raymond: “non è mio fratello, non avrebbe voluto che nessuno lo vedesse così”. Poi gli attrezzi che servono a visualizzare il paesaggio e la casa dei McPheron. Una casa dove entrando in punta di piedi sappiamo esattamente dove si trovano le cose, forse perchè, per chi ha avuto tra noi un’infanzia con Nonni contadini, la casa dei McPheron è stata un po’ anche la nostra. Crepuscolo racconta una vita essenziale dove ciò che conta sono i sentimenti e la capacità di accogliere il prossimo fino in fondo. Quando leggi l’ultima pagina ti rammarichi che sia finito.

Grazie, erano anni che non leggevo un libro che mi commuovesse a tal punto.

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2 pensieri su “Kent Haruf: ideali di fratellanza

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