bufera-di-neve

La neve, con lo zelo che le è connaturato, copre ogni cosa, di ogni materia ammorbidisce il profilo, modificandola tanto – a volte – da renderla irriconoscibile. Questo secondo romanzo di Eleonora Sottili, Se tu fossi neve (il primo era stato Il futuro è nella plastica, Nottetempo, 2010), è una storia di metamorfosi, di sogni di essere – o di diventare – qualcosa d’altro, di tentativi di fauste violazioni della realtà.

Dalla realtà penetrano e si trasfigurano, nel tessuto dell’invenzione narrativa, due uomini: Charlie Todd che, con il suo gruppo Improv Everywhere, da anni ormai, organizza flash mob bizzarri e gioiosi ai quattro angoli di New York; e Jason Polan, l’artista della Grande Mela che si è messo in testa di disegnare tutte le persone che vi abitano. Il progetto, Every person in New York, viene dopo altri, altrettanto folli e temerari e splendidi, come quello di aver infilato nei suoi album ogni opera del MoMA, o il tentativo di ‘esaurire’, a suon di ritrattini, i singoli popcorn trovati in un sacchetto. L’autrice del romanzo ci spiega, in coda al testo, che “c’era un comune denominatore” nelle imprese di questi artisti, “il tentativo”, cioè, “di forzare la realtà, di trasformarla, di renderla meno compatta”. E il romanzo, incamminandosi sulla medesima via, scardina le forme a priori del nostro universo, tastandone il feerico fruscio che si insinua al confine del vero, aprendo le porte all’imprevedibile. Tutto ha inizio durante una delle performance di Charlie Todd, una sorta di congelamento della Grand Central Station (se ne può gustare il video qui): duecentosette persone che all’improvviso si immobilizzano per alcuni minuti, creando stupore in tutti coloro che li circondano. Tra di essi, nell’invenzione narrativa, c’è anche Jason Polan, che è uno dei protagonisti del romanzo: gli bastano un paio di minuti per innamorarsi di una ragazza, La Ragazza Col Cappello Da Fantino, che è lì, a pochi passi da lui, come lui congelata di fronte alla biglietteria. Non appena Charlie Todd annuncerà la fine dell’evento, lui correrà da lei e si baceranno.

E invece no. Le cose non vanno così; quando tutto riprende a muoversi, lei non c’è più. Eppure “la Ragazza aveva cominciato a mancargli da subito, a mancargli senza mai essere stata nella sua vita, se non per quei due minuti, a qualche metro da lui. E lui aveva pensato, colpa delle spalle[…]. Che le persone di spalle, anche se in apparenza stanno ferme hanno dentro la possibilità di andarsene e tu la senti subito la loro mancanza”. Così La Ragazza diventa l’ossessione di Jason, il suo amor de lonh. Come colmare la distanza e il desiderio? Catalogando il reale, imponendogli una forma diversa dall’entropia in cui il reale stesso si estenua. Così prende a disegnare le persone di New York; lo fa prima senza un metodo preciso, poi inizia a fissare degli appuntamenti, così, per aumentare la probabilità di scorgere volti che magari, vagando sempre per le stesse strade, non avrebbe mai incrociato: “la probabilità di un evento è il rapporto tra il numero dei casi favorevoli all’evento e il numero dei casi possibili, purché questi ultimi siano tutti equiprobabili”.

Accanto a lui, nell’impresa, c’è un’orfanella di dodici anni, Zadie: la ragazza vive con una zia chef, e passa le giornate a leggere i diari di viaggio di Amundsen, Scott e Shackelton. Un giorno anche lei sarà una grande esploratrice, per questo di frequente allena il proprio corpo ai climi estremi, immergendosi nella vasca da bagno piena di cubetti di ghiaccio. Anch’essa, come Jason, vuole forzare la realtà, vuole iniettare il sogno nella veglia.

E poi c’è Alice, che arrangia per il doppiaggio i dialoghi dei Simpson – a lei tocca in particolare Lisa – ed è frequentemente scossa da crisi di panico. Alice cerca il proprio paese delle meraviglie che, a un certo punto, non è più l’Italia. Perciò parte e arriva a New York, ospite degli amici di sempre Doug e Filippo: un terzo amico di vecchia data le ha detto che lì, da qualche parte della Grande Mela, c’è una sua sosia.

Se tu fossi neve è allora un romanzo di imprese folli e irrazionali: rintracciare una ragazza vista solo di spalle per pochi minuti, immergere il proprio corpo nel gelo per diventare un giorno un’esploratrice del Polo Sud, fuggire da se stessi per trovare un proprio ‘gemello’ lontano. La narrazione procede in maniera serrata, agglutinando significati là dove prima sembravano non essercene. E mentre ognuno va alla propria quête, si arriva a cogliere ciò che a prima vista – o a primo udito – è incoglibile: il rumore di sottofondo del cosmo. Quel rumore, fuor di metafora, è la forza che ci fa stupire, è l’amor fati che giunge improvviso laddove prima c’era solo disperazione, è quella bolla sorprendente che diminuisce “al massimo la concentrazione di realtà nell’aria”.

Eleonora Sottili dunque, mentre su New York infuria una grandiosa tempesta di neve, ci accompagna alla fine del percorso di ricerca, a quella meta che solo apparentemente sta fuori di noi. Lì, all’improvviso si smette di cercare, solo per un istante, e tutto si addensa in un fremito magico, in una radiosa distrazione del destino, forse l’unico istante davvero cabalistico e portentoso di ogni esistenza, il momento in cui, per dirla con Calvino, si penetra nel proprio giardino incantato.

Articolo apparso per la prima volta su Satisfiction: http://www.satisfiction.me/se-tu-fossi-neve/

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