I dischi di Guido Michelone:Billie Holiday, Banned From New York City

Holiday Billie CD

Billie Holiday Banned From New York City. Live 1948-1957 (Uptown Records)

“È da pazzi pensare che per suonare o cantare ci voglia la droga. Perché la droga può sistemarvi in una maniera tale che non ce la farete più, né a cantare né a suonare”: questa frase che dovrebbe essere sottoscritta da chiunque faccia, ascolti, crei musica o altre forme artistiche viene pronunciata nel corso di un’intervista dalla maggiore cantante jazz di ogni tempo, Billie Holiday, che però in vita subisce il trauma e il dramma degli stupefacenti al punto da rovinarsi la vita e la carriera, come dimostra assai bene questo nuovo CD di inediti, che aspira già a ottenere la ‘patente’ di classico. Ma, prima di discutere dell’album, bisogna procedere con ordine attraverso una breve premessa storica, ricordando anzitutto un luogo e una data, Baltimora, il 7 aprile 1915, la città e il giorno della nascita di Eleanora Fagan o Elinore Harris, a tutti nota come Billie Holiday (e per gli amici Lady Day) che viene celebrato, oltre un anno fa, quale centenario, in tutto il mondo con iniziative eterogenee, miranti tutte comunque a riconfermare la dignità e il valore di un’artista: in Italia ad esempio, discograficamente parlando, c’è un tributo da parte delle migliori jazzsinger nostrane, in America la versione de luxe di Lady In Satin, forse l’album più noto della cantante afroamericana. Ma è con Banned From New York City. Live 1948-1957, che occorre tuttavia ritornare a parlare di Billie Holiday, riascoltandola in perfomance dal vivo di estrema rarità, che hanno in comune – come del resto annunciato dal titolo – un triste primato: i nove anni di ostracismo subito dalla vocalist da parte delle autorità newyorchesi che le vietarono, appunto tra il 1948 e il 1957, di esibirsi dei locali pubblici della Grande Mela per via di una condanna nei suoi confronti. Nel maggio 1947 viene arrestata a Filadelfia per uso e possesso di stupefacenti e reclusa nel carcere di Alderson (West Virginia) fino al febbraio 1948: ma fin da subito la Holiday riprende a cantare e a esibirsi in pubblico come mostra il primo dei due dischetti del doppio album. Infatti Banned From New York City. Live 1948-1957 inizia con il concerto allo Shrine Auditorium di Los Angeles del 14 dicembre 1948: la Holiday intona i primi sei brani accompagnata da un piano trio composto da Bobby Tucker (pianoforte), John Levy (contrabbasso), Phil Haver (batteria); segue poi il vibrafonista Red Norvo con un sestetto di All Stars (tra cui Neal Hefti e Jimmy Rowles) in altri sei brani strumentali; quindi i due gruppi si uniscono per una sorta di jam session in cui Lady Day canta altri cinque song. Nel secondo dischetto le occasioni dal vivo sono molteplici: due brani da uno spettacolo televisivo a Filadelfia (30 gennaio 1951), l’intera perfomance, ovvero dieci canzoni, al Palais de Beaux Arts (24 gennaio 1954) durante il tour europeo con Carl Drinkard (p.), Red Mitchell (cb.) ed Elaine Leighton (batt.). Sempre Drinkrad con Jimmy Woode e Marquis Foster accompagnano la cantante a The Hi Hat di Boston il 7 marzo 1954 in cinque pezzi, mentre un gruppo non identificato è con lei allo Steve Allen Tonight Show del 10 febbraio 1956; e sempre ‘televisivi’ risultano i quattro brani con Corky Hale, Jules Berteau, Bob Neel al programma Stars Of Jazz di un’emittente losangelena o gli ultimi due pezzi alla NBC di Chicago in quartetto con Paul Quinichette, Carl Marx (sic!), Sam Safini e Mickey Simonetta. Dei quarantadue brani antologizzati nel doppio CD risulta arduo scegliere o indicare i migliori, anche perché sono presenti quasi tutti i ‘cavalli di battaglia’ della vocalist (talvolta ripetuti due volte ma in contesti differenti nella consapevolezza che nel jazz non esisterà mai una versione gemella di uno stesso pezzo) All Of Me, Don’t Explain, Fine and Mellow, Good Morning, Lover Man, Miss Brown to You, My Man, Please Don’t Talk About Me When I’m Gone, The Man I Love, Alla fine il disco è interessantissimo per capire (anche solo attraverso l’audio) l’impatto dell’artista sul pubblico in sala e per ricostruire il progressivo declino – fino alla scomparsa a soli 44 anni in una clinica newyorchese il 7 luglio 1959 – un arco di tempo in cui la voce (sempre a causa dell’abuso di alcol, sigarette, eroina) perde in vigore pur mantenendo una profonda sensibilità, che fa di lei la migliore, in senso espressivo, di tutte le cantanti nella storia del jazz. Da ascoltare e riascoltare, tenendo sempre in mente il suo detto, già riportato all’inizio: “È da pazzi pensare che per suonare o cantare ci voglia la droga. Perché la droga può sistemarvi in una maniera tale che non ce la farete più, né a cantare né a suonare”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...