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(tutte le foto sono di Pietro Grandi)

di Pietro Grandi

“Basta osservare un collezionista che maneggia gli oggetti nella sua vetrina: a stento li trattiene nella mano, e già sembra esserne ispirato, e il suo sguardo, come quello di un mago, sembra attraversarli per perdersi lontano.” Così scriveva il critico Walter Benjamin, ed è un po’ quello che succede a me quando guardo i miei libri collezionati in questi dieci anni. Sì, sono un bibliofilo egocentrico. Ho un po’ l’animo di quello che cerca di raccogliere ed archiviare ciò che lo rappresenta nella vita, per mostrare agli altri le storie che si celano dietro a quelle pagine. Amo i miei libri e mi piace possederli e toccarli in qualsiasi momento, tracciandone un mio percorso. La mia “malattia” è visibile e la mia curiosità si diffonde in quelle pagine di carta diverse tra di loro, per tempo, forma, colore e contenuto. Sfogliare. Forse è un gesto magico perché grazie a quel movimento, si scoprono ogni volta nuove idee.

Fin da piccolo, cercavo di costruire libri con carte diverse, pennarelli colorati, forbici e colla vinilica alla ricerca di nuovi formati. Mia madre, insegnante montessoriana, cercava di spronarmi a leggere i libri di Rodari, Munari o Calvino. Per questo amo le forme dei libri, non solo il loro contenuto. Ho sempre sognato di costruirmi una mia piccola biblioteca per unire immagini, volti ed impaginati grafici. Un ritrovo degli ideali che ho sempre voluto seguire. Un ipertesto cartaceo, un inseguire continuo. Finito il liceo, con i primi soldi, ho iniziato ad accumulare pagine su pagine, che avessero a che fare con la mia nuova vita professionale. Ho fondato uno studio di post-produzione video chiamato Sensitive Mind, una via di mezzo tra un laboratorio visivo-creativo ed una biblio-emeroteca. Librerie e scatole di cartone ospitano riviste e libri legati a ciò di cui sono più appassionato.
Vi chiederete ma di che sei appassionato? Di molte cose. La mia biblioteca fino ad ora comprende diverse collezioni, circa trecento volumi cartacei dedicati all’animazione tradizionale e alla computer art, riviste sulla storia personale di Walt Disney e di Steve Jobs, volumi sulla storia della Pixar Animation Studios, fino alle pubblicazioni underground della contro-cultura hippie e della rivoluzione informatica californiana. Ogni argomento è collegato. Son come briciole per la mia mente che re-impastandosi formano la mia passione. Verso sera, appena finisco di lavorare, molto spesso, apro le scatole nere dove sono racchiuse le collezioni più particolari. Una sottile pellicola di carta velina li preserva. Queste veline non hanno nome.  Nascondono la mia sorpresa come se fossero dei regali ogni volta. Volti in posa, onde tridimensionali, bozzetti di disegni animati, quotidiani psichedelici prendono vita davanti ai miei occhi.

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Articoli e Copertine dedicate a Walt Disney e Steve Jobs si intrecciano. Due generazioni a confronto, promotori di una nuova visione del futuro. Collezionarli per me è come possedere in versione scritta la loro conoscenza e il loro sapere. Bozzetti e poligoni tridimensionali, fotogrammi di giocattoli in movimento su carta formano la collezione dedicata alla Pixar che mi ha portato a scrivere nel 2014 un libro edito da Hoepli dal titolo Pixar Story, Passione per il futuro tra arte e tecnologia. La grande curiosità per la storia dell’informatica mi ha portato a conoscere le pubblicazioni della contro-cultura, l’humus culturale della Silicon Valley, e i volumi dedicati alla storia dell’evoluzione del computer. Settimanalmente racconto sul sito di Federico Novaro (federiconovaro.eu) nella rubrica dal titolo “Futureworld” questo percorso visivo delle più importanti pubblicazioni del potere psichedelico degli hippie di San Francisco e dell’emergente polo tecnologico immaginato nella Silicon Valley.

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Ma sei affezionato a qualche libro? Se devo dirvi la verità ho dei libri a cui tengo più di tutti per forma, storia e autore:  dal libro Animated Cartoons (1923) di Edwin Lutz, il piccolo volume che ha insegnato a Walt Disney a realizzare cartoni animati, al pamphlet Howl and Other Poems (1956) di Allen Ginsberg, manifesto della beat generation, alla rivista “Whole Earth Catalog” (1968) di Steward Brand che ha aperto le menti al futuro-presente, fino al pamphlet del discorso di Stanford (2005) di Steve Jobs che ha formato la mia generazione e molti altri.
Preservare la creatività. È questo che voglio della mia collezione. Raccogliere il passato di carta, sparso di segni, di movimento, di colore per immaginare un futuro più leggero a chi poi si prenderà cura di tramandare tutto ciò. D’altronde come diceva Gianni Rodari: “la mente è una sola. La sua creatività va coltivata in tutte le direzioni”; aggiungo io, “proprio come in una collezione di carta color futuro.”

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Pietro Grandi. Classe 1985. Nasce a Verona e vive a Mantova, dove lavora come creativo presso lo studio da lui fondato: Sensitive Mind (www.sensitivemind.it). Duttile e tecnologico, passa dalla realizzazione di videoclip emozionali, alla videoart, alla produzione di creazioni sceniche multimediali per eventi culturali, festival, concerti e campagne pubblicitarie. Tra i suoi clienti attuali e passati ci sono aziende italiane e multinazionali quali GSK, Johnson&Johnson, British American Tobacco, Telecom Italia, TIM, P&G Prestige, L’Oreal Professionel, Ducati, IMA, Ferrero, Thun, Carrera-Safilo, Birra Poretti, Loacker, amministrazioni comunali quali Santiago de Compostela, Annecy, Mantova, Verona e artisti quali Moni Ovadia, Luca Pancrazzi, Marco Nereo Rotelli, Edoardo Sanguineti, Fernanda Pivano, Luciano Ligabue. Attualmente ha supervisionato come consulente la mostra italiana dedicata a Steve Jobs creata da BasicNet a Torino. Ha supervisionato lo spettacolo “Il tormento e l’estasi di Steve Jobs” per il Teatro Stabile di Trieste per la regia di Giampiero Solari. Ha scritto il volume sulla storia degli studi di animazione Pixar dal titolo Pixar Story – Passione per il futuro tra arte e tecnologia, a cura di Massimo Temporelli per la collana Microscopi, edito da Hoepli, 2014. Scrive come blogger nel sito dedicato al mondo Disney-Pixar, “www.mynewanimatedlife.com” tenendo una sua rubrica “MyNewGreatStory” e sul sito “federiconovaro.eu” nella rubrica “Futureworld”.

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