I dischi di Guido Michelone: Vinicius Cantuaria, Samba carioca

samba-carioca

Vinicius Cantuaria, cinquantacinque anni, è tra i massimi rappresentanti della nuova musica brasiliana, per intenderci quella maggiormente vicina al jazz: non a caso viene indicato, da una quindicina d’anni in qua, come grande autentico rinnovatore della bossa nova, che da oltre mezzo secolo, fra tutte le sonorità carioca (ossia di Rio de Janeiro), è di certo quella idealmente affine al sound bianco e nero del Nord America, dal cool allo swing, fino al mainstream. Attivo sulle scene di Capocabana e Ipanema fin dagli anni Ottanta, è però nel 1996 con il singolo Sol Na Cara che Cantuaria ottiene un successo internazionale così forte, da consentirgli di emigrare negli Stati Uniti, dove ben presto, diventa il personaggio di culto della New York avanguardista; dal canto suo Vinicius, non rinuncia alla collaborazione con gente del calibro di Brad Mehldau, Bill Frisell, Brian Eno, Laurie Anderson, Arto Lindsay, Marc Ribot, David Byrne e Ryuichi Sakamoto, ovvero il meglio del jazz e del rock sperimentale in circolazione. Come dimostrano gli undici album registrati negli ultimi vent’anni – in ordine decrescente Vinícius canta Antonio Carlos Jobim (2015), Índio de Apartamento (2013), Lágrimas Mexicanas (2011), Cymbals (2007), Silva (2005), Horse And Fish (2004), Live Skirball Center (2003), Vinicius (2001), Tucuma (1999), Amor Brasileiro (1998) Sol Na Cara (1996) – ogni volta il cantante, chitarrista, compositore dà il meglio di sé, tra leggerezza, impegno, versatilità.

E dunque anche l’attuale quintultimo bellissimo Samba carioca (Naïve), che fin dal titolo è un palese omaggio alla terra d’origine, suona quasi miracoloso, perché s’avvale dell’aiuto di molti solisti citati, in un elegante fruttuoso connubio fra strumentisti oro-verdi e stelle-e-strisce: a parte Cantuaria che, oltre a scrivere i pezzi e intonarli con voce suadente, nel solco della miglior bossa nova jazzata, suona anche chitarre, batteria, tastiere e percussioni, al pianoforte ad esempio si alternano tre differenti favolosi solisti a rappresentare appunto queste due anime: da un lato lo statunitense Bard Mehldau, dall’altro i brasiliani Marcos Valle e Joao Donato; lo stesso vale per la chitarra con Bill Frisell e Dadi, mentre per i bassi uno è acustico (Luiz Alves), l’altro elettrico (Liminha), con Sidinho (percussioni) e Jesse Sadock (flicorno) a completare l’organico. Nei nove brani, oltre due teneri storici omaggi – Inutil Paisagem di Jobim e Vagamente di Menescal la penna, assieme alla voce e allo stile di Vicinius Cantuaria fa il resto: e Berlin, Conversa Fiada, Fugiu, Julinha De Botas, Orla, Paria Grande, So Focou Saudade suonano veramente quale inno alla memoria dell’immortale bossa nova o brazilian jazz come dicono gli Americani (del Nord).

 

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