I dischi di Guido Michelone: Wes Montgomery, In The Beginning

wes

Ecco un doppio CD uscito nella primavera 2015 per Resonance e riguardante il chitarrista jazz che, allo strumento elettrico, meglio interpreta la lezione del moderno negli anni Cinquanta-Sessanta, anticipata dalle note di Charlie Christian in seno all’orchestra e al sestetto di Benny Goodman e nelle infuocate jam session al Minton’s fra il 1939 e il 1941: una lezione che perdura a tutt’oggi e che per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta è quasi legge assoluta nel bebop, nel cool, nell’hard bop, fino all’apparire sulle scene di un certo Jimi Hendrix, che diverrà un referente assoluto non solo per il rock e il jazz, ma anche per quasi tutto il jazz a venire e persino per l’avanguardia contemporanea. La ‘leggenda’ è nota: una sera d’estate, il proprietario di un localino di Indianapolis passando davanti a una casa sente i suoni di una chitarra che ripetono fedelmente gli assolo di Christian: Wes da quel momento viene ingaggiato per esibirsi nei week-end. Da lì la carriera lo vede in tournée con Lionel Hampton durante gli anni Cinquanta, consentendogli di incidere il primo album a proprio nome in età tarda per il jazz (34 anni), benché da allora, pur morendo appena quarantacinquenne (1923-1968), riesca a pubblicare via via 17 LP per la Riverside, 9 per la Verve, e tre per l’A&M, restando sempre su buoni-ottimi livelli espressivi (nonostante, alla fine, qualche virata commerciale). Questa nuova antologia, invece, riporta, quanto realizzato da Montgomery in precedenza: anzitutto nel primo CD tre concerti in quintetto al Turf Club (Indianapolis) tra il 22 agosto e il 20 novembre 1956; nel secondo, andando a ritroso, c’è un ordine decrescente, ovvero tre brani dal vivo in quartetto (chitarra-piano-contrabbasso-batteria) del 22 novembre 1958 al Missile Lounge (Indianapolis), un pezzo sempre live del 1957 dal C&C Music Lounge (Chicago) con una banda sconosciuta (tranne il sax tenore Alonzo Pookie Johnson), quindi l’album inciso il 15 giugno 1955 per la Columbia a New York a nome Montgomery Brothers) con i fratelli Buddy e Monk, rispettivamente al pianoforte e contrabbasso, più Pookie e Sonny Johnson alla batteria) e infine tre brani, addirittura dal 1949, per la Spire Records di Fresno (California) in quintetto, con il vocalist Sonny Parker nell’ultimo. Rispetto ai conclamati capolavori da The Incredible Jazz Guitar a Full House, da Smokin’ at the Half Note ad A Day In The Life riascoltando più volte, attentamente, questo In The Beginning, sembra non esserci alcuna differenza tra il prima e il dopo: insomma anche tra il 1949 e il 1958 Wes è già allora un jazzista maturo dallo stile raffinato con un debito inventivo verso Christian che è pronto a emergere in ogni suo assolo, mettendo in risalto asciuttezza di fraseggio e sobrietà di improvvisazione, con uno spirito boppistico che, in questo caso, va in parte addolcendosi solo negli ultimi tempi, quando in realtà Montgomery tenta con successo la via del crossover. Ma se si vuole scoprire il Wes Montgomery più jazzista In The Beginning è oggi l’album giusto.

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