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Non è cosa d’ogni giorno sapere riuniti in un solo catalogo tanti libri Feltrinelli, alcuni dei quali rari, se non rarissimi. Succede alla libreria antiquaria Ardengo di Roma che ha messo assieme 252 volumi pubblicati dalla casa editrice di via Andegari (in mostra fino allo scorso gennaio) a cui si affiancano, oltre a una decina di monografie su Giangiacomo Feltrinelli, un centinaio di numeri della rivista «Cinema Nuovo», 22 fascicoli de «Il Verri», 10 dei «Quindici», e la collezione quasi completa di «Tricontinental» (1967-1971), il bimestrale curato dall’Organo teorico della Segreteria Esecutiva dell’Organizzazione di Solidarietà dei Popoli d’Asia, Africa e America Latina (l’edizione originale era quella cubana, a cui s’affiancavano coedizioni in inglese, francese e quella feltrinelliana, appunto, in italiano). Il catalogo (scaricabile in pdf dal sito della Libreria, http://www.ardengo.com) porta come titolo «La Grande Rivoluzione Editoriale di Giangiacomo Feltrinelli (Libri, riviste, opuscoli e vicende 1955-1972)» e, in effetti, molti dei testi raccolti, che non a caso s’arrestano al ’72, anno della tragica morte dell’editore milanese, ne testimoniano quell’ecletticità e quell’anticonformismo che incanalarono le prime scelte editoriali lungo direttrici che Feltrinelli stesso rese esplicite in un’intervista televisiva del 1965: «un antifascismo conseguente e coerente», «la ricerca di una forma di coesistenza tra Paesi di diverse strutture economiche e politiche», l’attenzione «per le forze nuove del terzo Mondo che uscivano dalla dominazione coloniale». Interessanti in questa direzione i titoli delle collane ‘Documenti della rivoluzione dell’America Latina’ (9 quelli presenti qui), ‘Documenti delle lotte operaie’, ‘Battaglie politiche’ e ‘La politica al primo posto’, pubblicati non sotto l’etichetta di Feltrinelli editore ma di Libreria Feltrinelli: una serie di volumi data alle stampe quasi per una ristretta cerchia di seguaci ideologicamente inquadrati. Tra questi spuntano anche tre libelli dello stesso Giangiacomo, i cui titoli (ormai degli slogan politici, prodromo all’imminente fondazione dei Gap) suonano come squilli di guerra: Persiste la minaccia di un colpo di Stato in Italia! (1968), Estate 1969. La minaccia incombente di una svolta radicale e autoritaria a destra, di un colpo di Stato all’italiana. Con un’appendice di V. Vassilikos (1969) e Contro l’imperialismo e la coalizione delle destre (1970). In catalogo c’è poi il primo titolo del ’55, Il flagello della svastica di Lord Russell (pubblicato, allora, in contemporanea con l’Autobiografia di Nehru). Manca la primissima edizione del 1967 (c’è invece la seconda, riveduta e corretta) del Diario del Che in Bolivia, quella celebre sulla cui coperta figura per la prima volta l’icona del «Guerrillero Heroico», l’istantanea scattata nel 1960 da Alberto Korda, il quale donò proprio a Feltrinelli alcune copie del famoso ritratto. Ma compaiono due titoli la cui importanza nella storia dell’editoria italiana è forse superfluo ricordare, due libri che hanno fatto grande il nome di Feltrinelli, tra i primi a essere pubblicati dall’editore, rispettivamente, nel 1957 e nel 1958, Il Dottor Zivago di Boris Pasternak e Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (già rifiutato da Vittorini per i suoi «Gettoni»). Di quest’ultimo, il catalogo offre la rara editio princeps; del primo titolo, invece, un volume in trentaduesima edizione, insolito perché completo di fascetta con la scritta «Premio Nobel»; ma soprattutto spunta fuori una rarità assoluta del capolavoro di Pasternak, cioè una delle rarissime copie clandestine in lingua russa che Feltrinelli fece pubblicare, col costo in dollari, per i fuoriusciti e i dissidenti. Con prezzo a richiesta, come quest’ultimo di Pasternak, è anche la prima edizione italiana di Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez (1968), inusuale con la fascetta dove l’autore colombiano è definito «il Donchisciotte del Nuovo Mondo». In assoluto, però, il pezzo forte è un volume di eccezionale rarità, un libro mai giunto in libreria, stampato solo al recto, senza coperta. Si tratta delle prime bozze non corrette dell’autobiografia che Fidel Castro stava stendendo tra il 1963 e il 1964 su invito di Valerio Riva e di Carlos Franqui. Il titolo è Diez anos de guerra y revolucion. Pruebas no coregidas en 10 ejemplares (1964). Ne furono tirati, appunto, solo dieci copie accompagnate da una lettera di Riva al «Muy Estimado Comandante» il quale, infine, non terminò i lavori per la pubblicazione del volume, nonostante avesse incamerato venticinquemila dollari di anticipo. Insomma, un reperto quasi mitico scaturito dalle tante avventure editoriali e politiche di uno tra i maggiori editori dell’Italia del Novecento.

Articolo apparso per la prima volta su l’Unità, il 18 marzo 2013: http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2530000/2525851.xml?key=Giacomo+Verri&first=11&orderby=1&f=fir

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