I dischi di Guido Michelone: Return To Forever

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La copertina dell’album ci riporta con la memoria all’era psichedelica durata circa un decennio (tra metà Sessanta e inizio Seventies), di cui forse questo disco inedito resta forse l’ultima testimonianza in senso cronologico. Perché ‘psichedelica’ nei confronti di un lavoro etichettabile fusion o jazzrock? I motivi sono molti e se i quattro del gruppo appaiono in fogge e capigliature da hippie, contornati da grafica optical, il discorso riguarda sicuramente l’impatto che la musica di Jimi Hendrix, dei Pink Floyd, del Frisco sound hanno, fin da subito, all’epoca su una serie di giovani jazzmen (più il loro leader carismatico, il già ‘anziano’ Miles Davis) che abbandonano progressivamente gli stili jazz precipui (hardbop, free, modale, cool) per aprirsi alle inedite soluzioni espressive che il rock angloamericano sta radicalmente sperimentando. Il primo passo in ‘nuove direzioni’, come Davis stesso le chiama, è il doppio Bitches Brew, al quale lavorano quasi tutti i musicisti che formeranno poi le migliori jazzrock band degli anni Settanta come Lifetime, Mahavisnu Orchestra, Head Hunters, Weather Report e appunto Return To Forever. Il quartetto è guidato dal pianista Chick Corea che però abbandona la tastiera classica per inforcare fender rhodes e sinetizzatori, coadiuvato da Lenny White (batteria) e da Al DiMeola (chitarra) e soprattutto Stanley Clarke (basso e di fatto coleader), ovviamente agli strumenti elettrificati. La band, quindi, cogestita da Corea e Clarke, fra loro molto affiatati, è tuttora attiva, rinata ben sei volte, ma sempre con formazioni diverse: solo nel 2008 si presentano assieme i quattro rimasti assieme più a lungo, tra il 1974 e il 1977, mentre fin dagli esordi (1971) si alternano diversi musicisti, allargandosi al quintetto o in un paio di casi a un’orchestra di dieci elementi. Questo Electric Lady Studio registrato nel giugno 1975 a New York per le stazioni radio FM è di fatto il promo del coevo LP No Mistery, il primo di una fortunata trilogia con Romantic Warrior e Musicmagic nella sorprendente intesa Corea-DiMeola-Clarke-White. Forse Electric Lady Studio non aggiunge molto rispetto ai contenuti di No Mistery, ma, nei sette brani proposti – talvolta davvero psichedelici, sia pur in chiave jazzistica – si tratta di una musica senz’altro meno effettistica e più virtuosa, meno levigata e assai più diretta rispetto all’originale, come in fondo conferma in quel triennio il gruppo del vivo. Risentire , infine, oggi, dopo oltre quarant’anni le brevi Dayride, Beyond The 7th Galaxy, No Mystery, la media The Shadow Of Lo e le lunghe Vulcan Worlds e Celebration Suite (un quarto d’ora ciascuna) significa riportare alla memoria un tipo di sonorità mai digerita dalla critica ortodossa, nonostante i risultati lusinghieri – anche dal punto di vista della ricerca espressiva,all’epoca negata o fraintesa – percepibili al primo ascolto che oggi qualsiasi fruitore riesce a cogliere al meglio.

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