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(Foto di Stefano Piedimonte)

La schiuma dei giorni, del geniale Boris Vian, è un romanzo difficile da spiegare. Nelle pagine strane e allucinate di questo capolavoro che all’epoca dell’uscita (1947) rimase incompreso, troviamo tutto e il contrario di tutto. Vian esprime un gusto, un talento e dei tempi comici sbalorditivi, ma è anche rigoroso, nella sua folle incoerenza. La storia è popolata da personaggi che sembrano usciti un po’ da Alice nel paese delle meraviglie, un po’ da un horror di serie B, un po’ dall’Ubu Re di Alfred Jarry. Bisogna avere il coraggio di leggerlo, questo romanzo, che significa: il coraggio di seguire Colin (protagonista della storia) e la sua amata Chloé per le strade di una Parigi che non è Parigi, assecondare l’insana passione di Chick per lo scrittore Jean-Sol Partre (di cui conserva gli scritti, registra le conferenze, custodisce le reliquie), esplorare le abitudini del topo con i baffi neri (animale domestico e grande amico di Colin) e del cuoco-autista Nicolas, ascoltare la musica di Duke Ellington che ha il potere di deformare case e strade.

La schiuma dei giorni è un lavoro magistrale di coniugazione fra umorismo e tragedia: è uno dei romanzi più drammatici che si possano leggere, ed è uno dei romanzi più divertenti che si possano leggere. E’ cresciuto, arrivando a noi, grazie a un lento e progressivo amplificarsi del passaparola, fino a diventare libro di culto. Quando l’ho letto – in tempi anche abbastanza recenti – ho pensato (come lettore e come scrittore, quindi come studioso della scrittura): che stupido a non averlo fatto prima.

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Stefano Piedimonte è nato a Napoli nel 1980 e si è laureato all’università L’Orientale. È stato per alcuni anni giornalista di cronaca nera. Attualmente firma la rubrica “Nella testa di lui” su Donna Moderna e collabora con Class, Il Mattino, Gioia e altri. È autore dei romanzi Nel nome dello zio (2012), Voglio solo ammazzarti (2013), L’assassino non sa scrivere (2014), L’innamoratore (2016).

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