cari-jihadisti

di Alessandro De Vito

Perché, oggi, una nuova collana di libri? Di traduzioni, per giunta. Non c’è già TUTTO?

Pur senza andare a citare i dati numerici della produzione libraria italiana, è evidente anche al profano che escono e continuano a uscire libri in grandissima quantità, anche con la flessione dovuta all’aggravarsi della crisi del settore negli ultimi anni.
A che serve allora aggiungere ancora altra carne al fuoco? Il perché ci appare evidente, nella posizione di piccolo editore quale Miraggi è, ma spesso anche in quella di lettori, grandi lettori, appassionati lettori. Migliaia di novità, e non trovare poi molto sale, tra gli scaffali delle librerie, come se si avesse spesso la sensazione che manchi qualcosa. E forse è proprio compito del piccolo editore, un po’ più libero, un po’ meno vincolato dalla dittatura dei grandi numeri, alla velocità usa e getta con cui si consumano e si soffocano le novità, continuare a cercare anche quelle “cose che mancano”. Da anni, ci sono editori che lo fanno, con senso etico, rischio personale e un successo non trascurabile. Non faccio nomi, il vero lettore sa.
Ci si chiede perché, allora, alcuni libri non vengano tradotti. O perché altri non siano più reperibili, a volte da decenni. La risposta, per noi, è venuta un po’ per caso parlando di libri, suggestioni e passioni  con l’amico scrittore e traduttore e altre mille cose (Nazione indiana) Francesco Forlani, riecheggiando discorsi ripetuti tante volte con i miei soci Davide Reina e Fabio Mendolicchio. Aleggiano nell’aria le parole “Samizdat” e “Tamizdat” che, come sapete, erano le pubblicazioni clandestine che sfidavano la censura nei paesi d’oltrecortina. Samizdat, quelle “autopubblicate” di autori del posto, russi, cechi, polacchi ecc.; Tamizdat (dalla radice “tam”, là, altrove), quelle tradotte e importate clandestinamente di autori occidentali, o specularmente quelle di autori del blocco realsocialista portate in qualche modo fuori, nel mondo “libero”. Essendo di origine ceca, ovviamente mi sento subito a casa.
Certo, non siamo in una dittatura, e quei termini sono solo suggestivi. Però accade. Tornando alla domanda iniziale, accade ancora, e spesso, che libri che vorremmo, di cui possiamo ammettere di “aver bisogno”, libri che arricchirebbero il nostro dibattito pubblico, la nostra idea di letteratura, semplicemente non ci siano. In un momento storico non particolarmente grandioso del nostro paese, anche dal punto di vista dell’influenza culturale, ci sembra giusto e doveroso provarci, oltre che bello.
Così nasce Tamizdat, più progetto che semplice collana, che amplia l’orizzonte di Miraggi, che si è fatta conoscere per altro, e includerà testi molto differenti tra loro. Siamo partiti con un romanzo, Una storia tedesca, di Roger Salloch, e per il 15° anniversario dell’11 settembre è uscito un pamphlet incredibilmente negletto in Italia: Cari jihadisti, di Philippe Muray. Tra le prossime uscite, un testo, come gli altri della collana mai pubblicato nel nostro paese, di Venedikt Erofeev (Diario di uno psicopatico), la splendida prosa poetica del ceco Petr Král (Nozioni di base), e i racconti caustici del grande regista praghese Jan Nemec (Volevo uccidere JL Godard).
Nel 2017 partirà la collana gemella di autori italiani, che non poteva chiamarsi che Samizdat.
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