Libri tanto amati: Tiziano Fratus e Elémire Zolla

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(Foto di Tiziano Fratus)

Zolla ovvero la radice nel sapere

Raramente mi affascinano gli scrittori che vanno per la maggiore, i Safran Foer, i Franzen, i Saviano. Tengo a dare fiducia alle voci che il tempo ha già avuto modo di macerare, sebbene ammetta di non essere del tutto estraneo al mio attuale contemporaneo. In queste prime stagioni da quarantenne ho ricominciato a gettare l’occhio a oriente, ridiscendendo le profondità dei classici cinesi e giapponesi e indiani, taoisti, confuciani, buddisti o sincretici, riaffidandomi alla verga lirica che brandivano alcuni grandi studiosi e mistici dello scorso secolo, li ritengo veri e propri pastori d’anime. Penso, ad esempio, a Pavel Florenskij, a Gregory Bateson, a Giorgio Colli, Petr Ouspenskij, Emil Cioran. Sarebbe un elenco articolato che si espanderebbe dalla poesia al diarismo di viaggio. Ma se c’è una voce che mi richiama, più potente di altre, attualmente, credo di poterla incortecciare nella «voce inabissata» di Elémire Zolla (1926-2002), docente, studioso, formatore, cultore delle spiritualità del mondo e viaggiatore. La prima volta che ne sfiorai la saggezza fu quando avevo vent’anni, metà vita fa, leggendo una selezione dei canti del Clarel di Melville, curato per Adelphi (e chi se no), l’immenso poema religioso composto, in un quarto di secolo, dal grande scrittore americano, che lo pubblicò a proprie spese, nella parte terminale della sua esistenza. Avevo già letto la traduzione integrale uscita per Einaudi, e questa ulteriore scelta di Zolla mi permetteva di approfondire diversi discorsi, quanto di iniziare a intuire che la spiritualità, probabilmente, avrebbe giocato un certo qual ruolo nel mio imminente futuro. Ho impiegato due decenni a farmene una ragione, a scavare dentro questo mio vuoto per riuscire a individuare alcune radici, da seguire e pulire. E così ci sono cascato dentro con mani, occhi e piedi: nell’abisso di significati di un volume come Uscite dal mondo (che offre, ad esempio, una delle più volanti letture del Pinocchio di Collodi, ben distanti dalla retorica e dalla critica abituali), gli immensi pilastri de I mistici dell’Occidente, una di quelle opere che non si finisce mai di leggere e con la quale si può duellare per una vita intera. Le tre vie, uscito nel 1995, è però il saggio sul quale vorrei soffermarmi per qualche battito di ciglia. La domanda che rincorre il pensiero di Zolla è come nasce la liberazione delle anime dai corpi, come noi umani possiamo riscattare la moksa, l’emancipazione: «La persona non esiste, è un raggiro della società, che ci vuole addossare i suoi doveri» dice Zolla, e proseguendo di questo passo allora mi verrebbe da chiedere e da chiedermi se non sia ancora più un raggiro la controfigura dello scrittore, del poeta, dell’intellettuale dei nostri beati giorni affrettati, ma qui ci si perderebbe in inutili faziosità. Ora, nessun uomo di minima esperienza e di cultura crede di poter scovare la profonda verità dell’esistenza e del mondo, capace di illuminare la sua strada, in un solo libro o in una sola voce, per quanto siano potenti, suggestive, soverchianti o irradianti. Si tratta pur sempre di semi, ma i semi, quando si spingono nella terra, prima o poi avvieranno qualcosa. I tre grimaldelli che Zolla afferra conducono a sondare tre diverse declinazioni di esperienza mistica e/o corporea. Una procede verso la quiete assoluta, la via della conoscenza e della meditazione, e trova attuazione nella pratica dello yoga. La seconda è la via del sentimento, fondata sul concetto di bhakti, porzione di energia cosmica che appartiene alle divinità che poi la infondono e condividono coi fedeli. La terza è il tantrismo, da tantra che può significare tessuto, trama, intreccio, e spinge ai limiti le esperienze del corpo, riunendo sentimento e conoscenza. Nonostante siano tre vie «disgiunte e divergenti», sintetizza Zolla, esse «guidano al medesimo esito». Siamo ancora oggi capaci di spingerci in quelle distanti terre interiori?

***

Tiziano Fratus ha coniato il concetto di Homo Radix, la pratica dell’Alberografia e la disciplina della Dendrosofia. Pratica quotidianamente meditazione in natura e cura la rubrica “Il cercatore di alberi” per il quotidiano «La Stampa». Fra in suoi libri Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Feltrinelli, 2013), la Trilogia delle bocche monumentali (Laterza – L’Italia è un giardino, Il libro delle foreste scolpite, L’Italia è un bosco), il romanzo Ogni albero è un poeta (Mondadori, 2015), Il sussurro degli alberi (Ediciclo, 2013) mentre è in uscita Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo (Ediciclo). Ha pubblicato diverse raccolte di poesie fra le quali Un quaderno di radici (Feltrinelli) e Musica per le foreste (Mondadori); sue poesie sono tradotte e pubblicate in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco, slovacco e lituano. Orchestra piccoli atti di dendrosofia dal nome La procreazione del bosco, accompagnando gruppi di persone a conoscere gli alberi, la natura e la meditazione. Vive in Piemonte in un villaggio ai piedi delle Alpi, laddove finisce la pianura e iniziano le montagne. Sito: http://www.homoradix.com

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