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In Italia, Glenn Gould diede solo una manciata di concerti, tutti nel 1958. In Canada e negli Stati Uniti era già una celebrità. In Europa lo stava diventando.

Condotto dalla mia curiosità, sono andato a cercare qualche cronaca di allora, e ho trovato questa, tratta dalla Stampa di martedì 18 novembre 1958, poco più di uno stelloncino siglato con le inziali di a.d.c. Una breve recensione del concerto che Glenn Gould tenne all’Unione studentesca – fondata una dozzina d’anni prima da Giorgio Balmas – il 17 novembre 1958. Lo stesso Balmas ricorderà molto tempo dopo: “Fu il 17 novembre 1958: io avevo 26 anni, lui ne aveva 23 (in realtà Gould ne aveva 26; ndr). In Italia tenne solo tre concerti: a Firenze, a Torino e a Roma. Era Glenn Gould, fece un programma pazzesco: Sweelinck, Schoenberg (nel 1958!), Mozart e nella seconda parte le Variazioni Goldberg di Bach. Mi ricordo ancora che lo accompagnai all’Hotel Genio dove alloggiava e prima ci fermammo a bere, in piedi, una bibita in un bar di Via Nizza”; cfr. l’articolo di Susanna Franchi apparso su Repubblica il 23 marzo 2006.

Ecco, allora, quell’antico resoconto.

Il ventiseienne Glenn Gould, che ha già buona nominanza fra i pianisti stranieri, s’è presentato la prima volta ai soci dell’Unione studentesca con un istruttivo programma. Oltre la nota Sonata in do maggiore di Mozart, ha recato una delle circa venti tra FantasieFantasie con eco, che l’olandese J. P. Sweelink compose per organo o clavicembalo negli ultimi decenni del Cinque e i due primi del Seicento; fu un saggio prezioso per la storicità e la consistenza ora malinconica, ora briosa, ma isolato ed esiguo, e però non conviene qui far lungo cenno, troppo essendone ignoto ai più il momento nativo e l’estetico Concepimento. Ha recato anche la Suite op. 25 di Schönberg, ingegnosamente dimostrativa, come altre opere di lui recentemente ascoltate a Torino, delle teoriche proposte, e le Variazioni di Goldberg, non più udite, purtroppo, sul clavicembalo, dacché Wanda Landowska ne fece dono nella stessa sala del Conservatorio. Tali Variazioni, si sa, ed è naturale, non son tutte parimenti espressive del vasto e luminoso mondo sentimentale di Bach, e più d’una risente dell’impegno formalistico, costruttivo, impegno talvolta volontario, ma anche geniale, gustato, goduto, del maestro sapientissimo. Questo divario è sensibile, e la parte non libera è innegabilmente meno attraente dell’altra. Ma l’ascoltatore deve pur ricordare che, mancando il pianoforte delle risorse speciali del clavicembalo, molte varietà sonore si appiattiscono, quindi molte espressioni si disperdono.

Il Gould, canadese, parve assai bravo. Appassionato, nervoso (gesticola agitatamente, intona con la voce certe melodie, tiene le gambe accavallate o le distende per toccare i pedali e poi batte a tempo i piedi, ma spontaneamente, senza artificio), rende con proprietà le cantilene, un poco esagera la lestezza, ha squisite delicatezze come nella sonorità quasi opaca, da fortepiano, per taluni passi mozartiani, ed anche è agile o robusto. Accolto con cordiale soddisfazione, ebbe applausi a ogni parte calorosi. [a. d. c.]

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