9723-2_C¾cile Norby_Digi_08.2010

Prima di parlare di questo bell’album di jazz vocale, grazie a una significativa esponente del canto jazz nordico e in genere del jazz europeo, occorre spendere qualche parola sulla protagonista medesima, che è purtroppo conosciuta, almeno in Italia, solo a una cerchia ristretta di intenditori. Dunque la jazz singer danese Cæcilie Norby, oggi 52 anni, è figlia d’arte: la mamma, Solveig Lumholt, cantante lirica, il papà Erik Norby, compositore. All’inizio degli anni Ottanta, adolescente, si tuffa nel mondo jazzistico, rivelandosi dapprima con la fusion band Frontline, poi con il duo pop One Two assieme a Nina Forsberg. Cæcilie Norby diventata figura chiave della scena scandinava, tra rock, funk e jazz, aprendo la via alle varie pop-jazz singers come Rebekka Bakken, Silje Nergaard e Viktoria Tolstoy. Non a caso è la prima scandinava che firma per la mitica Blue Note, per la quale registra quattro CF di successo, lavorando al contempo con molti jazzmen internazionali da Bugge Wesseltoft a Billy Hart, da Mike Stern a Chick Corea, da Kurt Elling a Lars Danielsson. Quest’ultimo, contrabbassista, diventa suo marito nonché partner e produttore dei successivi progetti artistici. Anche questo Arabesque del 2010, che rappresenta il debutto per la tedesca ACT, nella collana ‘Vocal Jazz’ è a nome di Cæcilie Norby With Lars Danielsson, più un ottetto con i più bei nomi del jazz nordico: il citato Wesseltoft (sintetizzatore), Katrine Gislinge (pianoforte), Ulf Wakenius (chitarra), Palle Mikkelborg (tromba), Hans Ulrik (flauto), Anders Engen (batteria), Xavier Desandre-Navarre (percussioni). Arabesque è a conti fatti un lavoro ambizioso, raffinato, pioneristico, poiché la leader anzitutto scrive e interpreta testi per pezzi derivati dalla musica classica primonovecentesca (Rimski-Korsakov, Ravel, Satie, Fauré, Debussy e il padre Erik); poi rivisita modernamente tre celebri standrds di peoche diverse come Bei mir bist du schoen delle Andrew Sisters, Wholly Earth della collega Abbey Lincoln e I Will Say Goodbye del francese Michel Legrand, non senza brani della stessa Norby o dei suoi collaboratori. Il risultato alla fine, nell’ambito di un vocalismo postmoderno, è gradevolissimo e fa di Cæcilie finalmente una vera pura jazz singer.

Annunci