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(Foto di Enrico De Lea)

Le verità passeggiate

(intorno a LA PASSEGGIATA di Robert Walser)

Mi fa piacere scrivere della passeggiata, anzi de La passeggiata, di Robert Walser, in uno con la mia, le mie passeggiate di un tempo e poi di ogni tempo, in fondo.

La mia ciclica, ripetuta passeggiata in un villaggio che so bene – in un paese dove non mi trovo per caso, ma perché non mi ci stacco neanche essendone lontano ad almeno un giorno di viaggio -, a un certo punto della mia vita s’incrociò felicemente col racconto di questo geniale, svagato e jemenfoutiste grafomane svizzero.

Non vi dirò il nome della mia Bienne, un borgo siciliano di collina di fronte al mare, dove però passeggiando, per lo Zorio o la Badia, sul Bastione o nella Piazza Vecchia, dove tutto “può avvenire, e io credo che in realtà sia avvenuto”.

Leggervi, con La Passeggiata, quanto avrebbe potuto darmi ogni passeggiata per il paese, tracciando una traccia di consapevolezza nella confusione dei diciannove anni, la durezza del mondo nella leggerezza svagata e disillusa, il raggiungimento di quelle “verità passeggiate” che mio padre, senza conoscere Walser o Musil, aveva conquistato senza darlo a vedere.

Walser, Rilke, Kafka, il loro barocco mitteleuropeo, e poi i boemi Seifert, Holan, Hrabal, mi avevano guarito da un certo inevitabile regionalismo (l’illuminismo sciasciano mi aveva fino a quel momento dato fondamenta solide, credevo), per farmi approdare ai grandi disillusi cosmopoliti siciliani Cattafi e Ripellino.

Ma, a parte tale inciso da lettore, Walser mi era diventato un invisibile familiare. Le passeggiate di mio padre, ancor più delle mie, sapevano certo cogliere, nei particolari della fontana dell’Acqua Ruggia (in realtà l’Acqua di Ruggero II) e dei capperi che vi crescevano sopra, l’incanto a portata di mano, perché si poteva vedere tutto sempre con occhi nuovi e trattare il mondo in modi nuovi, malgrado la vanità del tutto.

E così l’ironia anticlericale di Carmelo Nicolino, che irrideva al culto idolatrico dei santi, diventava poesia quando serio si commuoveva elogiando l’armonia della Grande Mente che tutto sovrastava e amorosamente abbracciava.

Si andava in giro per il paese, annusando gli odori più forti, di frittole, vino, stoccafisso, acciughe. Strambottando magari sull’ultima tresca amorosa, ma senza scandalo, perché anch’essa era bellezza.

C’era spazio, nella luce che accarezzava le case ed i volti, per la poesia – ed io mi ci ritrovavo con Walser, barocco d’oltralpe, speravo almeno candido come il giovane Lo Schiavo, bracciante in Cristuri, che, superata la nostra valle alla volta della Bafìa per la visita di leva, si cuntava, ebbe a chiedere e a chiedersi: “ma allora il mondo continua?”.

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Enrico De Lea (Messina, 25.7.1958), vive in Lombardia.

Ha pubblicato le raccolte Pause (1992, Edizioni del Leone), Ruderi del Tauro (2009, L’arcolaio editore), Dall’intramata tessitura (2011, Smasher edizioni), la sequenza-poemetto Da un’urgenza della terra-luce (2012, Ass. La Luna, nella collana diretta da Eugenio De Signoribus), e le sillogi Suffragi del bianco (2014) e Sarmura (versi dialettali) (2015) per Officina Coviello.

Ha pubblicato inoltre su “Wimbledon”, “Specchio” (de “La Stampa”), “Sud”, “Atelier”, “Tuttolibri”, “Registro di Poesia” (D’If) e “Caffé Michelangiolo”. È presente nell’antologia Poesia di strada 2010 – Licenze Poetiche (Vydia, 2011) e nel volume collettaneo Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa, a cura di Enzo Campi (DotCom Press, 2013).

È stato in più occasioni finalista al Premio “Licenze Poetiche-Poesia di strada” (Macerata), vinto nel 2010, al Premio “Miosotis” – D’If (Napoli) e al Premio “Lorenzo Montano” (Verona).

In rete suoi testi sono apparsi su “Rebstein”, “Nazione Indiana”, “Compitu re vivi”, “Poetarum silva”, “Carteggi Letterari”, “Arcipelago Itaca”, “La poesia e lo spirito”, “Atelier”, “Carte nel vento” – Anterem; saltuariamente propone bozze dei suoi testi sul proprio blog, “da presso e nei dintorni” (delea.wordpress.com).

In questi giorni esce la sua raccolta poetica La furia refurtiva, per Vydia editore.

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