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Ecco Ida Lupino (ECM, 2016), un disco appena uscito, di cui vale subito la pena discutere e tesserne gli elogi non solo perché è un lavoro musicalmente bellissimo, nel solco del contemporary jazz, ma anche e soprattutto perché è un album politico, non politicizzato e nemmeno ideologico, come in passato accadde in molto jazz europeo degli anni Settanta: dunque politico nel senso alto, nobile, pregevole del termine, dove l’impegno civile e artistico sono un’unica entità nel comune invito a riflettere attraverso i suoni musicali (linguaggio astratto per eccellenza) sui gravi problemi della realtà presente (materia concreta per antonomasia). Il jazz, come tutta la musica strumentale, non può che evocare se si vogliono trovare i contenuti all’ascolto; e allora in Ida Lupino basta forse un solo titolo – fra i quattordici brani in scaletta – per capire e amare il tutto anche in chiave politica: Per i morti di Reggio Emilia è una ballata scritta e cantata da Fausto Amodei del gruppo Cantacronache all’indomani del 6 luglio 1961 quando nel capoluogo emiliano, durante uno sciopero, le forze dell’ordine massacrano cinque operai. Ma nelle mani di Guidi il song originario diventa, in un performance da brividi per il climax sottolineato, una tragica rappresentazione dalle sonorità cupe, plumbee, narratrici grazie all’interscambio musicale, dove il già collaudato duo tra il leader al pianoforte e Gianluca Petrella al trombone agisce dialetticamente con i due rinomati ospiti internazionale, il francese Louis Sclavis ai clarinetti e l’americano Gerald Cleaver alla batteria. La politica in Guidi, però, si allarga fino al sociale e alla cultura: l’altro brano-chiave, ormai celebrato jazz standard contemporaneo, è l’Ida Lupino del titolo, una ballad di un free-man, composto infatti nel 1966 dal pianista canadese Paul Bley: è l’omaggio all’attrice inglese Ida Lupino, divenuta celebre a Hollywood negli anni Quaranta e in seguito affermatasi come regista con uno stile oggi definibile protofemminista; qui la tensione fra Guidi e i comprimari è come sempre notevole, oscillando tra sperimentazione e romanticismo. Si potrebbe parlare quasi all’infinito anche degli altri dodici brani – che sono tutti a firma Guidi-Petrella, con l’aggiunta di Sclavis e Cleaver rispettivamente in due e cinque pezzi – perché evocavano frammenti di storia latinoamericana come in Gato!, Fidel Show, No More Calypso? o nomi di scrittori mitteleuropei e di capi indiani come in Zweig e Jeronimo o ancora semplicemente il rapporto con la natura La terra e Hard Walk. Guidi non è nuovo al jazz politico ed è l’unico a proporlo in questo modo ‘poetico’ e intellettuale, eccezion fatta per il veterano Gaetano Liguori con il quale forse inconsciamente condivide l’amore per la new thing e un pianismo percussivo del McCoy Tyner nel John Coltrane Quartet. Per il resto Ida Lupino viene registrato nel febbraio 2015 nell’Auditorio Stelio Moro della Radiotelevisione Svizzera di Lugano e diffuso nel settembre 2016. Da non perdere!

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