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(Foto di Claudio Marinaccio)

Pulp. Una storia del XX secolo di Charles Bukowski

La crescita di un lettore passa per diverse fasi, si sviluppa una percezione diversa quando si legge. Esiste una vera e propria crescita e maturazione nei confronti dei libri e si passa anche per una sorta di adolescenza del lettore. Un passaggio obbligato in cui regna sovrana una confusione di generi, stili e tematiche da cui è difficile uscire totalmente indenni. In questa fase si ricorre spesso a nomi che pesano come macigni per una serie di ragioni. Forse perché oltre a essere semplici scrittori sono anche persone vere e proprie. Esseri umani che hanno vissuto sulla loro pelle le ingiustizie della vita e non solo non hanno cercato di fuggirne ma addirittura ci hanno sguazzato dentro con orgoglio. E quindi ti capita di finire a leggere Bukowski. La vita di Bukowski è un romanzo non scritto in cui il vecchio poeta sporcaccione è assoluto protagonista e persino antagonista. Una sorta di monologo fatto di bassezze infinite, di lucido cinismo e di sbronze colossali. Tra le tante cose che ha scritto c’è un libro che ho letto e riletto più volte. Un libro che non tratta tematiche complesse eppure riesce a parlare di tutto. Un romanzo in cui in ogni frase ti può far immaginare l’autore mentre si sta divertendo a creare una trama così folle da sembrare vera e veritiera. Il romanzo in questione è Pulp. Una storia del XX secolo.
Un libro che gioca sugli stereotipi del romanzo noir e ci regala uno dei detective più insolenti di sempre. Nick Belane si definisce “Il più dritto detective di Los Angeles” ma non è altro che un fallito consapevole di esserlo. E in questa strana accettazione riuscirà a compiere alcune delle indagini più folli che si siano mai lette in un libro. Sempre con il piglio del “non me ne frega un cazzo”. Lasciandosi trasportare dalle onde degli eventi senza paura di affogare, anzi. Una storia ironica, cinica, folle ma capace di dare un lucido affresco di un degrado che ci circonda e che facciamo finta di non vedere. Un romanzo libero.
E di questo libro mi sono innamorato sin dalla prima pagina quando l’autore dedica il libro “alla cattiva scrittura”. E se come lettore sono cresciuto lo devo anche ai cattivi maestri come Bukowski.

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Claudio Marinaccio è nato a Torino nel 1982. Collabora con le diverse riviste tra cui GQ, Il Mucchio e Donna Moderna. Nel 2014 debutta con il romanzo breve Scomparire (Cicorivolta), suoi racconti sono apparsi in diverse antologie.

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