dopo-la-guerra

Un aggettivo di cui oggi abusano recensori, risvolti editoriali e librai, è certamente “noir”. È l’etichetta che dovrebbe conferire un tocco chic ai best-seller più corrivi (come quelli dell’inesauribile De Giovanni), e garantire al lettore che non sta per portarsi a casa l’ennesimo giallo british, con detective gentiluomo e stricnina nel tè delle cinque, ma un romanzo d’azione in cui un investigatore disincantato porterà avanti le sue indagini in un contesto di corruzione e di degrado dai tratti inequivocabilmente realistici. L’origine del termine risale al 1945, quando l’editore Gallimard crea una collana destinata ad ospitare gialli d’azione ambientati rigorosamente negli USA. La prima maquette prevede una copertina bianca a fiorellini. Ma la grafica Germaine Duhamel suggerisce di adottare invece una sobria copertina nera. È Jacques Prévert a battezzare la collana, partendo proprio dal colore della copertina: la Série noire. E sarà grazie alla Série noire, dove appaiono le prime traduzioni francesi dei capolavori di Chandler, che un nuovo sottogenere narrativo verrà ribattezzato, a livello internazionale, noir: il poliziesco moderno nella sua variante cruda e metropolitana, con un tocco di tragedia.

È proprio, idealmente, nella scia della gloriosa Série noire che nasce questo Dopo la guerra di Hervé Le Corre, pubblicato da e/o nella bella traduzione di Alberto Bracci Testasecca (ed. orig. 2014, pp. 515, € 18). La Bordeaux livida e opprimente dei primi anni ’50, in cui si svolge, sembra filmata in bianco e nero da Jules Dassin o da Jean-Pierre Melville. Non è la capitale dei vini pregiati, con i palazzi gotici ammirati dai turisti, ma una città dove gli alberghetti loschi a ridosso del porto e i piccoli caffè frequentati da prostitute e informatori della polizia nascondono lucrosi traffici clandestini. In un’autorimessa di questa Bordeaux di fabbriche fumose, altissimi capannoni e cancellate che non finiscono mai, lavora il ventenne Daniel, appassionato di cinema. Perdendosi nei western, nelle grandi avventure hollywoodiane, Daniel cerca di dimenticare il lato oscuro della sua vita: i suoi genitori, deportati durante la guerra, sono morti, e lui, miracolosamente sopravvissuto, è cresciuto in una famiglia amica molto affettuosa ma avara di informazioni sul passato. Quel passato atroce, che lo tormenta con i suoi buchi neri, un giorno risorge in modo sconvolgente: Jean, suo padre, che tutti credevano morto ad Auschwitz, ricompare sotto una nuova identità, deciso a vendicarsi del commissario Albert Darlac, il poliziotto che ha denunciato agli occupanti lui e la moglie Olga, ebrea comunista.

È come se la guerra non fosse mai finita. Non è soltanto l’esistenza di Daniel ad essere travolta da un’ondata di violenza incontrollabile, ma la città intera, che paga il mancato rinnovamento della sua classe dirigente dopo la Liberazione. Il sadico e ripugnante Darlac, riuscito a sfuggire abilmente all’epurazione, continua a spadroneggiare su una polizia corrotta e violenta; le sue vendette contro antichi complici, ricattatori e possibili denunciatori mantengono nella città un ordine basato sul terrore, che l’arrivo di Jean mette improvvisamente in crisi.

In una città che ha tratti infernali, Jean si aggira come un morto vivente. Prima della guerra, in un’altra vita, è stato un uomo bello e inaffidabile, un giocatore che ha tradito la moglie e trascurato il figlio, traendo illeciti vantaggi dall’amicizia del losco Darlac. Le sofferenze indicibili della deportazione, la morte di Olga lo hanno straziato nel profondo e trasformato in un fantasma vendicatore senza pace. Il suo ritorno fa emergere dall’ombra segreti devastanti, che porteranno alla rovina anche l’apparentemente invincibile Darlac. Chi è il tedesco dal volto orribilmente sfregiato che vive nascosto in una baracca ai margini della città? Quali fili legano la sua esistenza a quella del commissario? Nel lussuoso appartamento di Darlac, tra mobili, quadri e tappeti antichi razziati durante l’Occupazione, anche la moglie del commissario, che è stata una splendida ballerina e ha i tratti ormai induriti della dark lady, cova propositi di vendetta. Sarebbe sleale svelare il finale, apocalittico e chandleriano, verso cui evolve il tesissimo intreccio di Dopo la guerra. È tutto nella tradizione del noir, come il resto del romanzo. In quella tradizione, rispettata fedelmente, Le Corre introduce però la nota innovativa di un’ambientazione inedita, la sua Bordeaux gelida e grigia; una città su cui l’incubo dell’Occupazione continua a pesare negli anni del dopoguerra, mentre la guerra d’Algeria, su uno sfondo diverso, sembra ripeterne specularmente le atrocità.

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