I dischi di Guido Michelone: Gaetano Liguori, Un pianoforte per i giusti

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Per raccontare il nuovo album (Gariwo, 2016) del pianista milanese Gateano Liguori, sessantasei anni all’insegna dell’impegno politico nella musica jazz e nella realtà internazionale, ho scelto la via diretta ovvero ne ho parlato con lui; e al proposito nell’evidenziare il senso di questo album, Liguori inizia sostenendo che “La mia particolarità è sempre stata quella di legare le mie tematiche musicali agli avvenimenti sociali e politici, con particolare riferimento a personaggi che hanno tenuto fede a una propria etica, quella della libertà. In questa mia ottica giungeva naturale la mia partecipazione a Gariwo. Gabriele Nissim che è la mente ispiratrice di questa associazione mi propose di musicare un suo libro, La bontà insensata, e fu in quell’occasione che scoprii come persone di ceto sociale, religione e razza diverse in vari periodi della storia più recente sono arrivate al sacrificio estremo di donare la propria vita per un essere umano”.

Per capire a apprezzare un disco come Un pianoforte per i giusti bisogna anche guardare a un’altra passione di Gaetano che all’apparenza sembra lontana dal mondo dei Giusti, il cinema western: “Non sono forse – dice sempre Liguori – gli eroi di tante pellicole che ho divorato sin da bambino, cow boys, sceriffi, banditi, looser ad avermi dato l’esempio di come affrontare alcune situazioni pericolose quando in gioco c’è la vita , per magari salvare i campesinos come ne I magnifici sette?”

Con Un pianoforte per i giusti a livello musicale, Gaetano resta quasi l’unico, almeno in Italia, a fare il jazz politico. E c’è da chiedersi dove siano finiti i ‘compagnucci’ jazzisti della prima ora. Liguori in tal senso pare buonista: “Io credo in una frase che mi ha accompagnato in molti periodi della mia vita e che solevano ripetere i musicisti della generazione di mio padre «Ognuno se la smena come può», nel senso che io non ho mai sindacato sulle scelte degli altri musicisti, ognuno fa quello che il ‘libero arbitrio’ gli detta. Io proseguo per la mia strada, ho sempre creduto che la musica potesse dare un significato a molte esistenze e che non fosse solo un mezzo di ricreazione, ma che potesse smuovere i neuroni e le coscienze, troppo spesso assuefatte all’ordine costituito. Io dormo bene e in piena coscienza posso affermare che la mia generazione ha compiuto molti errori, ma ha anche cambiato molti modi di intendere i rapporti personali e con il potere. Anche musicalmente la coerenza paga , basta vedere come sono lunghe e inimitabili le carriere di due tra i miei maggiori ispiratori McCoy Tyner e Cecil Taylor”.

Rimane ancora da capire i legami intrinseci tra questo nuovo album e i prossimi impegni concertistici, per la qual cosa, Gateano ricorda che “la precedenza è senz’altro data a portare a conoscenza il pubblico di Un pianoforte per i giusti. Io non ho un ufficio stampa o un manager e devo contare sulla forza della mia onesta e onorata carriera e su alcuni attestati di stima che mi sono guadagnato in questi anni, dal Premio della Critica Discografica nel 1978 all’Ambrogino d’oro (massima onorificenza del Comune di Milano) nel 2013”. Naturalmente Liguori continua a portare in biblioteche e librerie anche il suo libro autobiografico Confesso che ho suonato per Skira Editore. Il 3 aprile scorso insieme al Naga, Gaetano ha tenuto un grande concerto per ricordare il Dottor Italo Siena, amico e fondatore di un’associazione per l’assistenza medica per gli extracomunitari”. Tra qualche giorno poi ci sarà Piano city, la festa sui Navigli e tanti altri impegni di natura musicale per Liguori, tra cui occorre segnalare una ristampa, nel quarantennale, di “Collective Orchestra” un suo disco del 1976, l’unico per big band ovviamente di impostazione free, da ascoltare idealmente abbinato a questo eccellente Un pianoforte per i giusti.

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