I dischi di Guido Michelone: Johnny O’Neal Trio, O’Neal Is Back

o-neal

Johnny O’Neal è davvero tornato, in questo 2016, come annuncia il titolo dell’album ed è tornato, dopo vent’anni, in splendida forma con un lavoro che gli rende perfettamente merito e che rende altresì onore al jazz italiano, visto che a registrarlo sono gli Studios di San Michele Torre e a produrlo è la lombardissima Abeat Records, con sede a Solbiate Olona (Varese). Dunque in Trio con i fedeli Luke Sellick al contrabbasso e Charles Goold alla batteria, il cantante/pianista sciorina nove standard da par suo: gli arcinoti First Time On A Feris Wheel, I Concentrate On You, It’s Too Late, Let Me Love You, Maybe Today, Sudan Blue, Tight, We’ll Be Together Again, With Every Breath I Take (qui elencati in ordine albabetico) di fronte al pianismo sobrio e delicato e a una voce al contempo roca, passata, espressiva acquistano nuovi sapori e ulteriori valenze artistiche, come si conviene ai grandi jazzmen improvvisatori. Si avverte, nel complesso, un’atmosfera dolente, che simbolicamente racchiude un’esperienza personale al limite della tragedia, poiché la vicenda del sessantenne Johnny O’Neal, nativo di Detroit, ma newyorchese d’adozione, rivela l’intensità e la durezza, come pure la fortuna e la speranza degli anni trascorsi in lotta contro una grave malattia, che ha saputo combattere con la propria dolcezza; in tal senso l’uomo e l’artista vengono catturati dalla comunità jazzistica della Grande Mela, che lo adotta quale idolo e testimone. Questo è perciò anche il primo album da lui pubblicato dopo aver sconfitto la malattia, a dimostrazione di mantenere integra una straordinaria volontà comunicativa e una solida preparazione artistica. Principalmente noto durante gli anni Ottanta come il tastierista dei Jazz Messengers di Art Blakey e come sideman di molti altri grandi nomi Clark Terry, Ray Brown, Dizzy Gillespie, Nancy Wilson, Joe Pass, Kenny Burrell), Johnny attraverso O’Neal Is Back conferma di essere artista a “tutto tondo”, da raffinato poeta dell’ugola e dello strumento a convincente entertainer in stile ‘classico, sull’onda di Art Tatum e Oscar Peterson, in grado insomma di incantare sia suonando il pianoforte sia cantando a bassa voce soprattutto tenere ballate.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...