Dire quasi la stessa cosa: Denise Silvestri e Vladimir Sorokin

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Ci sono momenti in cui bisogna chiudere gli occhi, non pensarci troppo e buttarsi.
Ai traduttori accade spesso. Con Vladimir Sorokin a me è successo.
Un paio di anni fa Atmosphere Libri mi ha proposto di tradurre La giornata di un opričnik, che a giugno 2015 ha poi vinto il Premio Von Rezzori. Se mi fossi fermata a riflettere che stavo per tradurre uno degli scrittori contemporanei più importanti al mondo, tanto prolifico ma molto poco tradotto in Italia, indicato da molti come possibile Nobel, forse non l’avrei mai fatto.
Invece un po’ di sana spregiudicatezza mi ha premiata.

L’incontro sulla carta con la voce di Sorokin è stato folgorante: mi straziava quello che scriveva, la crudeltà di certe scene, e come lo scriveva, eppure le pagine scivolavano in traduzione via come l’olio, con una facilità che non conoscevo ancora e che non sapevo comprendere a pieno. Poi l’incontro dal vivo con l’autore al Festival di Mantova e anche lì è stato d’obbligo buttarsi, per scoprire non solo uno scrittore dal talento immenso, ma anche dalla grande umanità, nascosta sotto una scorza di timidezza.
Nei giorni dell’assegnazione del Premio Von Rezzori, è trapelata la notizia che Bompiani aveva acquistato i diritti di un altro romanzo di Sorokin, una povest’ (racconto lungo): La tormenta.
Non era scontato che fossi io a tradurlo: in editoria non bisogna mai, mai dare nulla per scontato.
A estate inoltrata un’altra coincidenza favorevole: partecipando a un laboratorio di traduzione dal russo con altri colleghi la scelta della coordinatrice è ricaduta per puro caso proprio sulle prime pagine della Tormenta.
Nella calura estiva di un luglio afoso, alla frescura del castello di Fosdinovo, dove si teneva uno dei laboratori di Traduttori in Movimento, mi sono incamminata insieme ad altre dieci traduttrici appassionate sotto una bufera di neve incalzante, verso un bianco infinito e freddo che mi feriva e al contempo mi scaldava.
Ho avuto l’occasione di cominciare così a entrare nello spirito del testo, in buona compagnia, senza sapere che poi l’incarico di quella traduzione sarebbe finito proprio a me.

Come tutti i traduttori sanno, le prime pagine di un’opera sono le più difficili da tradurre; si sa anche che le soluzioni più geniali vengono spesso fuori dal brainstorming con i colleghi. Non potrò mai ringraziare abbastanza le colleghe per quelle riflessioni, discussioni, scelte che riguardavano le primissime pagine del libro ma che poi hanno condizionato tutto il resto della traduzione. Per esempio, la scelta di tradurre samokat con “propulsoslitta”, la slitta su cui viaggiano i protagonisti del racconto e tirata da cinquanta cavallini vivi in miniatura chiusi nel cofano, è arrivata mesi dopo, ricordando le ragioni per cui il letterale ma improprio monopattino (la slitta, di sci ne ha due!), i comuni “motoslitta”, “slittamobile”, “semovente” e altri traducenti erano stati scartati dopo accese discussioni, lasciandoci senza una soluzione e con l’amaro in bocca.
Poi sono rimasta sola con il testo, ma sentivo di trovarmi sulla strada giusta.

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Nella Tormenta si ritrova il mondo narrativo distopico e fantastico di molte opere di Sorokin, con l’eccezione che qui l’autore richiama nello stile e nell’ambientazione una letteratura ottocentesca. Non a caso il titolo originale, Metel’, è lo stesso di un racconto di Puškin e di uno di Tolstoj.
Quella patina antica, però, subisce uno scossone ogni volta che l’autore introduce oggetti tecnologici ultramoderni, droghe sintetiche che provocano allucinazioni sconcertanti, storie di vita tipicamente russe, ma proiettate in un futuro inquietante che sembra quasi sospeso nel tempo e nel bianco della tormenta. Il riflesso dell’inquietudine della Russia di oggi, ma non solo: del mondo di oggi.
La maggiore difficoltà per me è stata proprio come rendere questa oscillazione tra passato, presente e futuro, un continuo salto che si creava con l’uso di neologismi che io dovevo riproporre con la stessa magica forza in italiano. Un lavoro che avevo già affrontato nella Giornata di un opričnik e che mi si riproponeva in contemporanea anche nel sequel della Giornata, il geniale Cremlino di zucchero, una raccolta di racconti in uscita in questi giorni per i tipi di Atmosphere libri. Fino a che punto ci sarò riuscita? Me lo domando ogni giorno, ma so che questo è lo stesso dubbio che ogni collega degno di questo nome si pone ogni volta che lavora a una traduzione.

Alcuni di quei neologismi, inoltre, avevano strane radici che faticavo a comprendere. Quando un traduttore ha un dubbio linguistico spesso si rivolge ai madrelingua, ma ogni volta che io lo facevo per Sorokin, mi accorgevo di mettere in difficoltà chi cercava di aiutarmi. Un amico, in particolare, che lavora in editoria in Russia, mi ha raccontato di aver chiesto a tutti nella sua redazione e ognuno gli offriva diverse soluzioni senza però la certezza di avere la risposta giusta. Da quell’esperienza è nato addirittura un gioco-quiz per i lettori di Sorokin che chi legge in russo può vedere qui e una prima domanda qui. Si presenta il quiz al lettore in questo modo:


“Aiutate il traduttore!
In Italia nel 2016 sono usciti due libri recenti di Vladimir Sorokin, Cremlino di zucchero e La tormenta. Entrambi tradotti da Denise Silvestri, che in precedenza aveva presentato al lettore italiano La giornata di un opričnik.
Nel corso del lavoro di traduzione di entrambi i libri, di tanto in tanto a Denise sorgevano dubbi sul significato e sulla sfumatura emotiva di certe parole ed espressioni.
Il lettore russo, leggendo il testo, non ci fa caso, perché l’autore intreccia i suoi neologismi in modo organico nel canovaccio generale. Ma l’esperienza di spiegare il loro significato preciso a uno straniero può ficcare in un vicolo cieco persino un madrelingua.
Mettetevi alla prova: sapreste spiegare a un traduttore che cosa voleva dire l’autore?”

Alla fine ho fornito io stessa le soluzioni per il quiz, dopo aver fatto l’unica cosa possibile in questi casi: scrivere all’autore, pur temendo di apparire sciocca con simili domande.
Sorokin mi ha risposto nel giro di poche ore.
Anche in quel caso c’è voluta un po’ di spregiudicatezza.

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***

Denise Silvestri lavora in editoria dal 2004 come traduttrice dal russo e dall’inglese, revisora e redattrice. Ha tradotto opere di Vladimir Sorokin, Fazil’ Iskander, Elena Čižova, Il’ja Stogoff, George R.R. Martin, Candace Robb, e revisionato autori come Vasilij Aksënov, Anna Politkovskaja, Arkadij Babčenko, William T. Vollmann, Yasmina Khadra, Louis de Bernières, oltre a essersi occupata di un’infinità di bozze e di numerosi progetti editoriali.
Innamorata da sempre della Russia, è convinta che i lettori italiani abbiano ancora molti autori russi contemporanei di talento da scoprire.
Ha scritto delle sue “avventure” in editoria non sempre felici sul blog Operai dell’editoria unitevi.

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