I dischi di Guido Michelone: Tete Montoliu, Interpreta a Serrat

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Benché non faccia politica direttamente, anzi riesca a esordire persino sotto il regime franchista che in Spagna ancor oggi è tristemente noto anche per la viscerale antipatia nei confronti del jazz (elemento, del resto, comune a tutte le dittature), il pianista cieco barcellonese (1933-1997) rimane un simbolo dell’avversione al fascismo del caudillo e alla lotta per l’indipendenza della Catalogna, come dimostrano diversi album dedicati all’amata regione, a cominciare da questo (Discophon, 1969) costruito sui temi del noto cantautore Jean Manuel Serrat che invece dell’impegno civile è da sempre il portabandiera. Tete Montoliu resta comunque un grande piansita jazz, tra bebop e mainstream, come dimostrano anche alcuni CD più o meno recenti, tratti da esibizioni live: ancora in vita viene pubblicato, a nome Peter King & Tete Montoliu, New Year’s Morning ’89 (Fresh Sound): concerto di capodanno a Cova Del Drac (vicino a Barcellona) per un quintetto postbop guidato dal grande pianista e dal sax alto inglese con Gerard Presencer, Horacio Fumero, Peer Wyboris. Nel 2007, a nome Tete Montoliu & Javier Colina, c’è 1995 (ContraBaix), c’è un grande inedito proveniente dagli incontri al Café Central madrileno dove, appunto nel 1995, il contrabbassista più giovane di trentatré anni si confronta alla pari con un pianismo sempreverde. Tornando a Interpreta a Serrat in trio con Eric Peter (contrabbasso) e il citato Wyboris (batteria) il pianista nella prima parte rielabora otto canzoni di Serrat, di cui le quattro introduttive in una medley composta da Marta, Una guitarra, Cançó de matinada, Me’n vaig a peu, a cui seguono Paraules d’amor, Saps, Manuel, Sintonia. Nella seconda parte che ovviamente il cd riporta in soluzione unica, trattandosi del lato B del vinile si trovano invece cinque pezzi della tradizione locale come Qui em diria on van, El testament d’Amelia / Cançó del lladre, La dama d’Aragó, El cant dels ocells, il tutto jazzisticamente raccontato con un tocco quasi alla Art Tatum, non senza guardare a Bud Powell e a Oscar Peterson, o a mescolare lo stile dei tre colleghi in qualcosa di nuovo e originale.

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