I dischi di Guido Michelone: Bing Crosby, White Christmas

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Dove nasce il cosiddetto Natale in jazz? Nel 1942, in piena swing era, il compositore Irving Berlin scrive la canzone White Christmas (in italiano Bianco Natal) per la colonna sonora del lungometraggio La taverna dell’allegria di Mark Sandrich con Fred Astaire e Bing Crosby. Crosby stesso, dopo un primo ascolto, non ne resta positivamente colpito, tanto da replicare al famoso compositore (e amico): “Ecco un’altra delle tue canzoni per piangere”, memore forse dei propri trascorsi hot jazz quale cantante in contesti dixieland e swing (con un fratello, Bob Crosby, che è forse il miglior jazz revivalista di sempre). White Christmas, poi incisa su 78 giri, ottiene un successo planetario, regalando a Berlin l’Oscar per la migliore canzone e giungendo con Crosby il 3 ottobre 1942 al primo posto nella classifica americana. Da allora, la White Christmas di Bing da sempre riappare nella hit parade ogni anno, verso dicembre, in prossimità del Natale, vendendo ben trenta milioni di copie nel mondo solo in questa prima versione, che, all’epoca, viene edita persino in Italia dalla Fonit: ma la censura fascista ne vieta la trasmissione in radio e quindi il brano diventa popolare solo alla fine della seconda guerra mondiale. White Christmas è il maggiore, ma non l’unico, successo “natalizio” di Bing Crosby: Silent Night (versione inglese della tardo romantica Stille Nacht), I’ll be home for Christmas, Too-Ra-Lo-Ra-Loo-Ral, Rudolph, the red-nosed reindeer sono tra i pezzi più noti del repertorio, conosciuti e apprezzati tanto negli Stati Uniti, quanto nel resto del mondo, con Bing che di fatto diventa l’iniziatore di una nuova tradizione, anche se il vocalist resta assai modesto relativamente al successo acquisito, dando il merito più alla canzone stessa che a chi la canta e la incide. Dunque, in piena guerra, un ex jazzman, passato alla carriera di attore hollywoodiano in commedie brillanti o in musical svenevoli, incide un singolo un po’ controvoglia, destinato però a fare storia e a rimanere a tutt’oggi tra le canzoni su disco più vendute, conosciute, amate, ricercate in assoluto: White Chrismas offre dunque un modello interpretativo fondante per la successiva musica natalizia, imponendo uno stile poi ripreso da chiunque, con impercettibili varianti modernizzate, a seconda dei nuovi generi sonori. L’approccio vocalico di Crosby in Silent Night è quello di un crooner ultramelodico che si trova a proprio agio con un arrangiamento più melenso che classicheggiante (dove i richiami al gusto ritmo-sinfonico sono scarsissimi), fino a ricreare un mood pseudoclassico che perdurerà negli anni successivi, magari innervato di un po’ di jazz feeling (come nel secondo Christmas Album per la Capitol di Frank Sinatra, mentre il primo è ancora molto crosbiano), quando l’industria discografica, per due-tre mesi l’anno, tenta di sfruttare al massimo le nuove canzoni natalizie, fino a stabilire, tra gli anni Cinquanta e Settanta, un songbook ancor oggi ripreso e usatissimo (sotto la dicitura White Christmas by Bing Crosby esistono svariati CD anche a prezzi economici con diverse case discografiche). Una curiosità, infine: il White Christmas che oggi si sente abitualmente non è l’originale, ma una nuova versione di cinque anni dopo: infatti Crosby viene convocato dagli studi di incisione della Decca il 18 marzo 1947, per registrare ancora il brano dato che l’incisione primigenia è danneggiata in seguito al frequente utilizzo; e tutti fanno il possibile affinché la nuova registrazione risulti identica alla precedente, convocando ancora sia la Trotter Orchestra sia i Darby Singers, per l’accompagnamento.

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