I dischi di Guido Michelone: Stan Kenton, A Merry Christmas

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Nella storia della musica improvvisata, dopo l’exploit di Bing Crosby con White Christmas, le orchestre, assieme ai cantanti, ai piccoli gruppi (anche senza vocalist), sono le formazioni che contribuiscono a diffondere il Christmas Album di jazz strumentale, già dai primi anni Cinquanta del secolo scorso. Dunque storicamente parlando risulta un fenomeno abbastanza consolidato nella realtà afroamericana, benché sia proprio un’orchestrona celeberrima a incidere il primo importante long playing natalizio: si tratta di A Merry Christmas pubblicato dalla Capitol di Los Angeles nel 1961 con la roboante dicitura in copertina “From The Creative World Of Stan Kenton Come…”; in effetti per gli amanti della progressive music teorizzata e praticata appunto da Stan Kenton, un quindicennio prima, l’ellepì conferma l’inventiva del big band leader ad adattare la massa sonora fiatistica a repertori eterogenei, qui diffusi in tredici pezzi compositi dall’iniziale classico O Tannembaum alla popolare Christmas Medley fino a un Christmas For Modern che quasi compendia l’intera poetica kentoniana. Non si pensi tuttavia a un album ostico: il sound è molto fruibile e anche oggi, benché datato, lascia un gusto rétro o vintage davvero straordinario.

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