Libri tanto amati: Eduardo Savarese e Simone Weil

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Credo abbia ragione Leopardi quando, nelle Operette morali, dà risalto a tutte le condizioni soggettive in cui versa il lettore quale causa molto rilevante della percezione, positiva o negativa,  sopra il libro letto. Ho letto Attesa di Dio di Simone Weil mentre ero in vacanza su di un minuscolo,  fragilissimo atollo delle Maldive. La temperatura era perfetta,  l’equilibrio del piccolissimo ecosistema prodigioso e commovente. C’era un silenzio assoluto e l’aria profumata. La maggior parte dei turisti erano coppie inglesi e americane che festeggiavano i 25 anni di matrimonio. In questo contesto pacifico di assoluto riposo le pagine di Simone Weil mi trafissero. L’avvio è già capace di tramortirti.  Si tratta di un gruppo di lettere scambiate con il suo padre spirituale, un domenicano, a riguardo del suo rapporto con Dio, la fede e la Chiesa. La risposta all’invito di entrare in chiesa e partecipare alla vita sacramentale è fatale: Simone ha il destino di restare sulla soglia perché questa è la volontà di Dio. Il libro prosegue con una silloge saggistica varia e sorprendente.  Dalle riflessioni sulla croce alla necessità di esercitarsi sul latino e sul greco quale preparazione all’habitus interiore della preghiera, dalle considerazioni innamorate sulla cultura greca all’insofferenza verso le civiltà romana ed ebraica, la voce di chi scrive è sempre vivida e coraggiosamente conduce su vette impervie. Ma per dire infine che soltanto chi prega  (e pensa e scrive) senza esibizioni di volontà, soltanto chi si lascia plasmare da Dio come il fiore che assorbe la luce solare, può vivere e riconoscere la gioia dell’attesa. È un libro che resta a suggerire un viaggio in profondità come lo sono le viscere di colei che ne ha generato le parole.

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Eduardo Savarese è nato nel 1979. Magistrato e studioso di diritto internazionale, vive a Napoli. Ha pubblicato il racconto Cicatrici nella raccolta La città difficile (Ippogrifo 2006), Ostie consacrate nella raccolta Fughe e altri racconti (Giulio Perrone 2009), e Il rumore dei tacchi nella raccolta Un tappo nelle nuvole e altri racconti (amp 2007), con il quale è stato finalista al premio Arturo Loria 2007. Tiene corsi di scrittura creativa per diversamente abili presso l’associazione Onlus “A Ruo­ta Libera”. Frutto della passione per l’opera e della ricerca identitaria è il saggio dedicato al travestitismo nell’opera lirica contenuto nel­la raccolta In scena en travesti. Viaggio nel mon­do del travestitismo nell’arte (Croce 2009). Nel 2010 è stato finalista al premio Italo Calvino, segnalato dalla giuria con il romanzo L’amore assente, dalla cui rielaborazione è nato Non passare per il sangue (Edizioni E/O 2012). Per le medesime edizioni nel 2014 ha pubblicato Le inutili vergogne e nel 2015 Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma. Collabora con Il Foglio e Il Corriere del Mezzogiorno.

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