Dialogo di un Venditore di calendari e di un Passante

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Oggi presentiamo il secondotesto del progetto di riscrittura delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Un altro splendido palinsesto sul Dialogo di un Venditore di almanacchi e di un passeggere; la penna è ancora quella di Alba Coppola, italianista specializzata in Letteratura del Rinascimento.

***

Dialogo di un Venditore di calendari e di un Passante

Venditore – Calendari, calendari nuovi! Agende nuove! Le servono, signore, calendari?

Passante – Calendari per l’anno nuovo?

Venditore – Si, signore.

Passante – Credi che sarà felice quest’anno nuovo?

Venditore – Oh, illustrissimo, sì, certo.

Passante – Come quest’anno passato?

Venditore –  Di più, assai di più.

Passante – Come quello precedente a questo?

Venditore – Di più, di più, illustrissimo.

Passante – Ma come quale? Non ti piacerebbe che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi ultimi anni?

Venditore – Signor no, non mi piacerebbe.

Passante – Quanti anni sono passati da che vendi calendari?

Venditore – Saranno vent’anni, illustrissimo.

Passante – A quale di questi vent’anni vorresti che somigliasse l’anno prossimo?

Venditore – Io? Non saprei.

Passante – Non ti ricordi di nessun anno in particolare che ti paresse felice?

Venditore – No in verità, illustrissimo.

Passante – Eppure la vita è una cosa bella. Non è vero?

Venditore – Questo si sa.

Passante – Non torneresti a vivere questi vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da quando nascesti?

Venditore – Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.

Passante – Ma se dovessi rifare la vita che hai fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che hai passati?

Venditore – Questo non lo vorrei.

Passante Oh, che altra vita vorresti rifare? La vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe proprio come te, e che, dovendo rifare la stessa vita già fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?

Venditore – Questo lo credo.

Passante – E potendo tornare soltanto a patto di rivivere la stessa vita non torneresti?

Venditore – Signor no, davvero, non tornerei.

Passante – Oh, che vita vorresti tu, dunque?

Venditore -Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.

Passante – Una vita a caso, e non saperne altro, come non si sa dell’anno nuovo?

Venditore – Appunto.

Passante – Così vorrei anch’io se dovessi rivivere, e così tutti. Ma questo dimostra che il caso, fino a quest’anno incluso, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che, se col patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere, ciascuno ritiene che sia stato di più o più notevole il male che gli è toccato, che il bene. Quella vita ch’è una cosa bella non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce. Non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene te e me e tutti gli altri e si comincerà la vita felice. Non è vero?

Venditore – Speriamo.

Passante – Dunque, mostrami il calendario più bello che hai.

Venditore – Ecco, illustrissimo. Questo vale trenta soldi.

Passante Ecco trenta soldi.

Venditore – Grazie, illustrissimo: a rivederla. Calendari, calendari nuovi! Agende nuove!

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