Una serata con Cathy Haruf

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di Francesca Maccani

Riproponiamo, per il Dossier dedicato a Kent Haruf, la cronaca di una serata speciale trascorsa con Cathy Haruf (l’articolo è comparso per la prima volta qui)

Sabato 11 febbraio, mio marito ed io siamo partiti dalla nostra bella Palermo alla volta di Milano.

Avevo ricevuto da Alberto Ibba l’invito a partecipare alla serata per la presentazione del libro di Kent Haruf Le nostre anime di notte, che si sarebbe svolta al teatro Franco Parenti.

Fino all’ultimo una brutta febbre mi ha tenuta in scacco mettendo in forse la mia partenza, ma alla fine sono riuscita ad imbarcarmi, fra varie peripezie. Volevo esserci assolutamente. Volevo incontrare la signora Cathy per chiudere un cerchio.

Il mio amore per Haruf parte da lontano, avevo letto anni fa un articolo su di lui e ne ero rimasta affascinata. Per uno strano gioco del destino, sentivo che quello scrittore aveva qualcosa da dirmi. Avevo poi seguito, sui siti che si occupano di libri, le vicende di questa piccola casa editrice indipendente milanese, sconosciuta ai più, che stava per pubblicare in Italia Benedizione e Canto della Pianura, due dei tre volumi che compongono la trilogia della pianura. In realtà negli Usa l’ordine di pubblicazione era diverso ma a me poco importava. Ho acquistato Benedizione il giorno stesso che è uscito e ne ho fatto subito il MIO libro.

Io da sempre legata indissolubilmente agli Usa, io che a vent’anni sono partita da sola e me li sono girati in lungo e in largo. Io che ho uno zio sepolto a San Francisco. Un uomo partito in cerca di fortuna, sbarcato ad Ellis Island, solo, disperato e mai più tornato nella sua terra natale.

Dei libri di Kent Haruf mi sono innamorata subito visceralmente e totalmente. La scrittura di Haruf mi ha stregata. Era esattamente il mio ideale di scrittura perfetta. Asciutta, pulita, incisiva, scevra da giudizi e interventi diretti.

Ho cominciato a riempire facebook di post su Haruf. Ho cominciato a tormentare quelli della NN, Alberto Ibba in primis. Volevo che venissero a Palermo, volevo che si presentassero questi libri, volevo che tutti li leggessero.

E così è iniziata la mia passione per la casa editrice NN, la mia amicizia virtuale con Alberto e poi con Luca, che poi è sfociata in una bella amicizia, nata sulla terrazza del mio ristorante in riva al mare sulla spiaggia prospicente il porto di Palermo.

Nel frattempo ho consigliato Haruf a tutti, ne ho scritto e riscritto. Prima le mie amiche, poi i miei contatti su facebook e poi molte altre persone hanno iniziato a leggere i suoi libri e io a ricevere in privato sempre più messaggi di ringraziamento, anche da persone che non conoscevo. In questo mio lavoro, grande supporto mi è stato dato dalla mia libreria del cuore, ormai seconda casa, la Modusvivendi. Fabrizio Piazza mi ha sempre incoraggiata e sostenuta, diffondendo a sua volta i miei post e aiutandomi a farmi conoscere dai lettori abituali della Modus e dagli editori stessi.

Io sono sicura che domenica sera fossero tutti lì con me col cuore e col pensiero. Eravamo io e Giuseppe a Milano ma mezza Palermo ci sosteneva e accompagnava da lontano.

Haruf, quando l’ho letto, mi aveva appassionata e, con la stessa passione che avevo provato io, ho cercato di trasmettere alle altre persone la bellezza della scrittura di questo autore americano, scomparso da poco, ma che io sentivo intimamente vicino.

Quando Alberto Ibba, in un messaggio privato, mi ha avvisata che la vedova di Haruf sarebbe venuta a Milano e ci sarebbe stata una serata a teatro, mi sono detta che a tutti i costi ci sarei dovuta essere.

E sabato sera, appena atterrata a Malpensa, Alberto mi ha invitata nella sede della casa editrice NN.

Una sorpresa meravigliosa e un grandissimo regalo che mai dimenticherò.

Lì c’erano Cathy Haruf, sua figlia, Eugenia Dubini, Chiara, Moira…l’emozione mi ha fatto pure scordare i nomi di tutte le persone splendide che ci hanno accolti.

Mi sono presentata a questa gentile signora dai capelli candidi, ho cercato di spiegare a Cathy cosa avesse significato per me la lettura dei romanzi scritti da suo marito. Il mio inglese però a tratti incespicava. Fortunatamente il suo sguardo dolce e paziente mi incoraggiava a proseguire.

Le ho detto che non sono una blogger né una giornalista, che scrivo cosette mie per passione, senza la pretesa di definirle recensioni. Nel mio piccolo però la gente mi ascolta, si fida, mi ringrazia per i miei consigli.

Cathy mi ha chiesto se ho scritto delle recensioni particolari per essere riuscita a diffondere così i libri di Kent. Le ho risposto che più che le recensioni è stata la mia costante attività su facebook e instagram ad aiutarmi a far conoscere Haruf alla mia cerchia di amici e poi oltre.

Era contenta, mi ha ringraziata e si è seduta in una poltrona, ha inforcato i suoi occhiali da vista e ha scritto una dedica sulla mia copia del nuovo libro. Una calligrafia tremula ma precisa, una dedica semplice ma per me preziosissima.

Il sigillo di un volo dell’anima che dura da due anni.

Era stanca Cathy, cammina a fatica, aiutata da un bastone, ma è una donna straordinaria. Emana una grande forza. Ha uno sguardo fiero ma dolce e un sorriso disarmante.

A teatro ci siamo viste prima dello spettacolo. Mi ha salutata abbracciandomi. Sul palco è stata favolosa. Parlava lentamente per non mettere in difficoltà la traduttrice. Cercava di scandire le parole. Voleva descriverci il suo Kent, voleva che tutti noi potessimo conoscerlo attraverso le sue parole. Parole a tratti commosse che ci hanno regalato un ritratto estremamente umano del marito, delle sue abitudini, delle sue letture preferite.

Mi ha stupita apprendere che oltre a Faulkner, il suo scrittore di riferimento era Cechov. Leggeva e rileggeva sempre gli stessi passi dei suoi autori prediletti, per entrare meglio nell’atmosfera e nell’umore adatti alla sua scrittura.

Cathy ha raccontato che Kent, quando iniziava la stesura di un nuovo romanzo, si calava un cappello sopra gli occhi e batteva sui tasti. Usava una vecchia macchina da scrivere, chiusa in un capanno di legno, dove lui si isolava. Diventava cieco, chiudeva gli occhi sul mondo esterno per poi aprirli verso il suo mondo interiore.

Lei, al termine del suo lavoro, lo aiutava a trascrivere gli appunti al pc. Era lento Haruf. Scriveva solo al mattino, dopo aver bevuto una tazza di thè e letto i quotidiani.

Questo suo ultimo romanzo lo ha concluso poco prima di morire e ha voluto in qualche modo rendere un tributo a sua moglie Cathy. Narrare una storia molto simile alla loro. Parlare di un amore che non ha età e che tenta di sfidare giudizi e luoghi comuni.

Era molto emozionata Cathy, nella sua umiltà, visibilmente commossa e anche un poco stupita per l’affetto che l’ha travolta in un teatro strapieno di persone fino all’ultimo posto disponibile.

Al termine della serata mi sono avvicinata di nuovo. Volevo salutarla. Lei mi ha sorriso, mi ha dato un bacio, stringendomi forte. Io l’ho ringraziata per le sue parole, per ciò che ha raccontato, per il modo in cui l’ha fatto e lei invece ringraziava me per essere venuta dalla Sicilia apposta per incontrarla, per avere scritto cose belle di suo marito.

Mi sono allontanata dal teatro dispiaciuta per averla lasciata, con quella senso di nostalgia che si prova per le persone che ti sembra di conoscere da una vita. Avrei voluto dirle molte altre cose, stringerle di nuovo la mano. Farle capire ancor più che suo marito ha scritto qualcosa di grande e di bello che ha fatto emozionare decine di lettori.

Ho raccomandato a sua figlia di farsi tradurre lo scritto che Marco Missiroli ha letto sul palco. Perché era di una bellezza da mozzare il fiato. Perché corrispondeva esattamente al mio sentire, con la differenza che lui ha saputo trovare le parole. Quelle belle, quelle giuste, quelle che avrei voluto scrivere io se solo ne fossi stata capace.

Io credo che si dovrebbe pubblicare questo tributo di Marco. L’ho detto anche a lui al termine dello spettacolo. Ci conosciamo da un annetto. È bravo Marco. Ci ha messo anima e cuore nella sua presentazione.

La figlia di Cathy mi ha assicurato che sì, le piacerebbe tanto capire cosa ha letto quel ragazzo italiano tanto applaudito.

Ho ringraziato anche lei. Mi ha risposto che non ha fatto nulla. Le ho ribadito che ha fatto tanto, ha accompagnato sua madre qui a Milano, permettendoci di conoscere uno spicchio del suo mondo privato e intimo.

Ha donato a 600 persone la presenza di un donna straordinaria che con la sua testimonianza ci ha avvicinati moltissimo al Kent Haruf uomo e, personalmente, sono felice di aver scoperto che non è molto diverso da come lo immaginassi.

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