1 Geisha

di Demetrio Costa

Il mio interesse per la tipografia inglese viene da molto lontano. Direi dall’Estremo Oriente.

Dell’arte figurativa giapponese, per esempio, mi piacciono le linee essenziali, i semplici tratti di diverso spessore che riescono a definire carattere ed emozioni di personaggi e paesaggi, in maniera perfetta, anche senza bisogno di ricorrere alla definizione dei volumi e della prospettiva.

All’uso del colore puro, uniforme, senza sfumature, nella pittura giapponese, mi sono ispirato per alcuni miei lavori.

Ho seguito gli esempi dei più noti artisti giapponesi come Hokusai, Hiroshige, Utamaro, e ho poi ritrovato quei segni grafici, quei colpi di pennello così decisi, ma anche le loro linee fluide, floreali, dinamiche, in alcuni maestri del tardo japonisme, come Aubrey Beardsley.

Il suo primo capolavoro, realizzato quando era veramente molto giovane, è l’edizione Dent della Morte D’Arthur di Thomas Malory (London, 1893-94). Beardsley aveva solo 21 anni.

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Conosco questo libro solo dalle riproduzioni, purtroppo. C’è una bellissima edizione che contiene 580 disegni riprodotti in facsimile dai volumi Dent (New York, Dove Pubblications, 1972).

A Natale, a Edimburgo, ho trovato una copia della Morte D’Arthur ottocentesca presso la Gabrielle Keiller Library della Scottish National Gallery of Modern Art, una straordinaria raccolta di libri rari e preziosi, molti dei quali sono dedicati al Surrealismo, ma non solo. Ho supplicato una delle conservatrici della galleria, peraltro gentilissima, affinché mi aprisse la bacheca, ma il responsabile era in vacanza ed entrare in contatto con quelle pagine tanto amate si è dimostrato impossibile.

Quando Cecilia Mutti e Pietro Iaccarino della Nuova Editrice Berti mi hanno chiesto di decorare le pagine di Anon ho scoperto che l’autrice, Virginia Woolf, parlava di Malory, quindi mi sono ispirato allo stile di Beardsley per i capilettera e i fregi, unendo al suo esempio altri spunti visivi, disparati ma in qualche modo coerenti.

15 Anon e Leggere a caso

Anzitutto, le decorazioni delle case di Virginia e di sua sorella Vanessa Bell (a Rodmell e a Charleston), ma anche i motivi trovati negli oggetti più comuni, come le tovaglie e le suppellettili, della casa in Val Trebbia dov’ero in vacanza quell’estate. E poi le ingenue nature morte di vecchi quadri e le scene di caccia che vedevo sulle tele cerate delle osterie di provincia. Infine, la natura vera e propria, mentre cambiava lentamente, dall’estate all’autunno.

Ho letto che l’idea di scrivere Anon era venuta a Virginia Woolf mentre andava in cerca di more, quindi ho fatto anch’io lunghe passeggiate, molte raccolte di more e molte marmellate, pensando a come avrei fatto i miei disegni.

14 Anon Frontespizio Piccolo

Il carattere a cui ho scelto di ispirarmi è un Goudy Mediaeval Regular, ideato negli anni Trenta del Novecento, quindi non propriamente un carattere antico, ma anticato, che nasceva nel periodo fra le due guerre, un periodo estremamente eclettico.

13 Lettere Q e S

Anche l’ispirazione di Beardsley, d’altra parte, era eclettica: univa al ricordo dei maestri orientali le suggestioni preraffaellite e si richiamava alle intricate decorazioni irlandesi con i loro arabeschi di foglie, frutti, bacche, ali di uccelli (penso per esempio al Book of Kells, o agli evangeliarii di Durrow e di San Gallo).

Avevo in mente immagini simili disegnando i capilettera per Anon, con la nostalgia di quando i libri erano anche opere grafiche estremamente elaborate, e questo mi ha spinto a consultare qualche antico manuale di tipografia.

Sono tanti e molto belli; l’Inghilterra in questo campo ha dato un grande contributo: i primi manuali pare siano stati proprio inglesi, come quello di William Caslon pubblicato nel 1734 a Londra.

Gli ornamenti tipografici nascevano da necessità pratiche, per correggere errori, riempire vuoti nelle pagine, rendere la lettura più fluida e piacevole; in questo gli ornamenti tipografici sono una rielaborazione delle miniature medievali.

10 Anon Frontespizio

Sembrerebbe che sia stata la tecnologia digitale a porre fine a questa tradizione. Ho voluto rendere omaggio alla storia della tipografia inglese anche con i disegni per il secondo volume woolfiano (Leggere a caso, Parma, Nuova Editrice Berti, 2016), pensando in questo caso alla grafica settecentesca, romantica e infine vittoriana.

Ideando questi piccoli disegni, sparsi qua e là fra le pagine delicate di Virgina Woolf, che Massimo Scotti ha tradotto e curato, cercavo di immaginare quale fosse il mondo visivo che aveva nutrito le sue parole; quelle parole stesse sono immagini.

Spero che le mie illustrazioni possano accompagnare il lettore tra le pagine di questo libro, che parla di una civiltà minacciata dalla guerra. In modo analogo, la guerra interiore dell’autrice ha interrotto bruscamente la costruzione di un’opera che rimane comunque, per quanto frammentaria, uno dei suoi capolavori.

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Demetrio Costa ha realizzato le illustrazioni per due volumi che fanno conoscere al lettore italiano l’ultima opera di Virginia Woolf, che è rimasta incompiuta e doveva intitolarsi Reading at Random. I due libri tratti dai manoscritti woolfiani sono Anon e Leggere a caso, entrambi pubblicati dalla Nuova Editrice Berti di Parma, rispettivamente nel 2015 e nel 2016.

 

 

 

 

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