Il delicato abbraccio di Kent Haruf

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Le nostre anime di notte è l’estrema e più delicata fatica di Kent Haruf. Teatro del romanzo è ancora quella cittadina di Holt, Colorado, già perno della Trilogia della Pianura. Ma, mentre nel trittico guizzava un inedito ritorno d’epica in un universo monologico, nelle Anime l’abbrivio sta in un gesto di sfida al sentire comune. Addie Moore bussa alla porta di Louis Waters, sono due vedovi, le loro case stanno a un isolato di distanza: è lì a proporgli di passare qualche notte insieme. Per parlare. Per vincere la solitudine.

 Il coraggio guida Addie, e Louis ne trae un’attonita gioia. Prendono a vedersi, sfidano “quello che pensa la gente” perché, a settant’anni – lei lo dice – è ora di non badarci più: “dà l’idea che stiamo facendo qualcosa di sbagliato o scandaloso”. E se le malelingue li accusano d’oltraggiare la decenza, Louis e Addie reagiscono porgendo un’idea altra di reputazione. Parlano nella notte, fanno chiacchiere da cuscino, perché all’inizio contano i soli gesti, tra loro rivoluzionari in un luogo che, come nelle fiabe, non ammette rivoluzioni (c’era forse da prevederlo fin dai tempi del reverendo Lyle di Benedizione); edificano una proposta di vita insieme, e lo fanno senza fretta: la prima sera Louis si lava i denti, si spoglia, infila il pigiama; ma i vestiti li lascia piegati sulle scarpe, nell’angolo dietro la porta del bagno; sarebbe stato presuntuoso portarli in camera e dare per scontato un seguito. Entrambi sanno che l’affetto non si lascia tra le lenzuola dopo una sola notte che si dorme insieme. Non hanno premura e non temono di ridefinire il concetto di decenza in una Holt che sembra aver ceduto alla geografia della meschinità.

Ma cos’è indecente, nella vecchiaia? È indecente finire in ospizi, è indecente smettere di nutrire l’intimità. In Haruf i corpi anziani sull’orlo del disfacimento – non conta – si sfiorano, respirano di conserva, vivono l’uno per l’altro in quell’afflato binario che è la linfa d’ogni unione. “Per noi le novità e le emozioni non sono finite. Non siamo diventati aridi nel corpo e nello spirito”, nonostante, alle spalle di Addie e di Louis, ci sia il fallimento dei loro precedenti amori.

E indecente, ancora oltre, è che non solo i conoscenti ma pure il figlio di Addie, Gene, senta il dovere di distruggere i sogni della madre. A un certo punto, Jamie, il nipotino seienne, viene ‘esiliato’ dalla nonna per consentire ai genitori di rimettere insieme il matrimonio. E Jamie coi due vecchi sta bene perché loro sanno accogliere le sue paure, le cullano nel cuore d’un anziano abbraccio che ancora nutre la speranza di “aggiustare le vite degli altri”. Mentre i giovani son disorientati, Addie e Louis conservano “una nozione di come dovrebbe essere la vita”, di come dovrebbero andare le cose. Ristabilito l’antico valore della vecchiaia come fonte di saggezza, le anime di notte che, stando agli atti di nascita, avrebbero poco tempo a disposizione, si concedono il tempo necessario affinché la loro esistenza residua possa essere l’ultimo atto di quella grande benedizione che è la vita assieme.

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