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Un antefatto di SE: prima parte

di Mauro Maraschi

Ho cominciato a cercare «Topologia di una città fantasma» il giorno stesso in cui mi è stato consigliato, non perché mi interessasse Robbe-Grillet, bensì incuriosito da quel titolo improbabile, che sembrava un’invenzione di Wilcock, o uno di quei titoli che si sognano, le rare volte che si sogna un titolo. Il libro, però, pubblicato da Guanda nel 1983, era fuori catalogo, nonché irreperibile sui canali di vendita online dedicati all’usato. Considerato il motivo per il quale lo cercavo avrei quindi lasciato perdere, se in un’inserzione scaduta su eBay non avessi scoperto che, pur essendo Guanda, «Topologia» aveva la stessa veste grafica delle edizioni SE.

La prima volta che mi sono imbattuto in SE è stato con «Fuoco fatuo» di Pierre Drieu La Rochelle[1]. Avevo vent’anni[2] e di quel libro ricordo poco, se non che mi sembrò il più bello letto fino ad allora, e non soltanto per il contenuto: allungato, austero e indistruttibile, fu il primo libro a farsi notare dal punto di vista cartotecnico. In seguito, lettura dopo lettura, quell’infatuazione si è trasformata in un solido legame, che ha reso SE una delle mie case editrici preferite, e di certo quella che sento più «mia». Spinto da una sorta di gelosia retroattiva, ho quindi deciso di scoprire perché le sue inconfondibili fattezze si ritrovassero su un libro Guanda del 1983, e mi sono rimesso a cercare «Topologia» con maggiore determinazione.

Sui canali online, però, non ce n’era traccia. Nell’arco di un mese ho setacciato le librerie di modernariato romane e telefonato a quelle di tutta la penisola, trascorso ore tra le bancarelle e infine contattato le 51 biblioteche che, stando a OPAC, ne possedevano una copia, nessuna delle quali però è stata disposta a vendermi la propria. Ho anche scritto ai 29 utenti di aNobii che sostenevano di averlo, ma anche qui nessuno era disposto a cederlo, a nessun prezzo.

Ho battuto piste anche meno convenzionali. Ho cercato di contattare un utente di Amazon che aveva recensito «Topologia» con un commento sprezzante[3], in un’inserzione scaduta: pensavo che, avendolo odiato, sarebbe stato disposto a vendermelo. L’utente, che si firmava MM, non aveva però indicato un recapito. Dalle sue recensioni era chiaro che amasse la fantascienza, e in particolare Luigi Menghini, del quale aveva recensito tutti i romanzi con lo stesso commento: «Luigi Menghini è uno dei migliori scrittori di fantascienza italiana. Ogni sua opera è un piccolo capolavoro. Sono felice di avere tutti i suoi libri nella mia biblioteca». Ho quindi cercato Luigi Menghini su aNobii e, tra chi aveva i suoi libri, un utente con le iniziali MM, ma senza risultati. Poi mi è caduto l’occhio sui dettagli della copertina di uno dei libri di Menghini, Il messaggio di Calten, tra i quali era riportato l’illustratore di tutti i libri di Menghini, e cioè Michelangelo Miani, il mio MM, il quale però, contattato tramite Linkedin, Facebook e email varie, non ha mai risposto.

Dopo un mese di queste e altre astruserie mi ero quasi convinto a desistere, quando alla Libreria Simon Tanner[4] ho trovato la prima edizione de «La croce buddista», di Jun’ichirō Tanizaki, anch’essa Guanda e con la veste grafica di SE. In quel libro c’era la prima ovvia risposta: «Topologia» non era una caso isolato, ma apparteneva a una collana, la Prosa Contemporanea diretta da Franco Cordelli. Prima di Tanizaki, che era la diciassettesima uscita, la collana aveva già ospitato Herzog, Perec, Handke, Isherwood, Bernhard, Mishima e Landolfi, e non potevo sapere quanti altri fossero venuti dopo Tanizaki. A quel punto, da appassionato della storia dell’editoria italiana, e poiché su internet non c’era traccia della parentela tra Guanda e SE, ho pensato di ricostruirne la storia: alla ricerca di «Topologia» si è così affiancata quella indiscriminata di tutti i titoli della collana[5].

Il terzo volume rinvenuto è stato «Un uomo che dorme» di Georges Perec, nascosto tra gli scaffali della libreria Equilibri[6]. Ai tempi della sua pubblicazione, nel 1981, di Perec era stato tradotto soltanto «Le cose», nel 1966, per Mondadori. In una recensione di questa seconda uscita, il critico Luigi Grazioli scriveva dell’autore: «da noi è ancora poco noto, ma si può prevedere che lo diventerà non appena “La vie, mode d’emploi” verrà tradotto»[7]: quest’ultimo è poi uscito nel 1984 per Rizzoli, ma  «Le cose» rimane tutt’oggi l’opera più letta di Perec, e «La vita» semmai quella più nota, nei limiti concessi a un oulipiano[8].

Da lì in poi l’acquisto dei volumi della collana, principalmente su eBay, è diventato una routine. Nell’arco di un mese mi sono ritrovato con venti uscite, e la certezza che ne mancassero altre diciassette. A ogni libro acquistato ho avuto la sensazione di aver accorciato le distanze con l’oggetto principale della ricerca, ma al contempo l’ispessirsi di questa collezione involontaria, al centro della quale spiccava un buco, non faceva che sottolinearne la mancanza. Va detto che alcune delle uscite le ho acquistate a prezzi sfavorevoli, ansioso di porre fine a quello spreco di soldi a costo di aumentarne l’entità.

Nel frattempo, però, ho instaurato un dialogo con uno degli utenti di aNobii in possesso di «Topologia», la traduttrice Paola Ghigo, che mi ha messo in contatto con Carlo Alberto Corsi, uno dei veterani di SE, nella speranza che potesse spiegarmi come erano andate le cose. Nel gennaio del 2014 ho scritto a Corsi, che mi ha però indirizzato a Cordelli, dicendo che era lui «il mio uomo». Ho quindi contattato Cordelli, che mi ha concesso un’intervista telefonica, grazie alla quale ho ricostruito quello che si può definire un antefatto di SE.

(Continua mercoledì 29 marzo).

***

[1] Le Feu follet, 1931, uscito in Italia nel 1964 per Sugar, poi nel 1966 per Garzanti e infine nel 1987 per SE, sempre nella traduzione di Donatella Pini. Mi risulta anche un’edizione Mondadori del 2008, e altre ce ne saranno state, ma non è di nostro interesse in questa sede. Sarebbe interessante, invece, approfondire la storia della casa editrice Sugar, nata a Milano nel 1957 per volontà di Piero Sugar e Massimo Pini; per il momento mi limito a riportare che il primo nome della casa editrice fu Sugar Editore e la sede in Galleria del Corso 4, dove si trovavano le attività musicali del gruppo Sugar Music, fondato da Ladislao Sugar, padre di Piero; e che nel 1972 Piero Sugar lasciò la casa editrice, la cui attività fu portata avanti con il marchio SugarCo dal suo socio, Massimo Pini; per queste informazioni ringrazio Sonia Franchi.

[2] Forse perché «a vent’anni non si è ancora letto abbastanza perché la letteratura ci abbia insegnato a leggere davvero la letteratura». Vedi James Woods, «Come funzionano i romanzi. Breve storia delle tecniche narrative per lettori e scrittori», trad. di Massimo Parizzi, Mondadori, 2010.

[3] La recensione diceva, e dice: «Illeggibile. Uno dei pochi libri che, nonostante tutto, non sono riuscito a finir di leggere. Solo per lettori con capacità superiori».

[4] Libreria d’occasione Simon Tanner, via Lidia 58, Roma. Tel.: 06 7834 7908. Forse la migliore libreria di modernariato d’Italia, che ho avuto la fortuna di avere sotto casa per due anni, e dove ho potuto apprezzare la crescente accoglienza, il garbo e l’insondabile conoscenza dei librai Vincenzo Goffredo e Rocco Lorusso.

[5] Parlare di collana è sbagliato, perché la narrativa di Guanda si chiama tutt’oggi «Prosa Contemporanea».

[6]. Libreria Equilibri di Tommaso Gorini, via degli Equi 14, Roma. Tel.: 06 446 9991.

[7]. Recensione apparsa sull’inserto culturale di Bergamo Oggi e di Brescia Oggi, il 24 maggio del 1981, e riproposta per gentile concessione dell’autore sul sito di Federico Novaro, a questo indirizzo.

[8]. «Un uomo che dorme» è stato ripubblicato soltanto nel 2009 da Quodlibet.

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