La Stanza profonda di Vanni Santoni

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di Ippolita Luzzo

Giunto in libreria il 20 marzo, il libro di Vanni Santoni è candidato al Premio Strega a pochi giorni dal suo primo vagito. Mi piace pensarlo come un bimbo nato con la camicia.

Negli scaffali del mio cartonato, sede del regno ospite della Libreria Tavella, già sta in triplice copia e il giorno 20 Marzo, in perfetta sincronia con la sua nascita, scrivo con l’urgenza della lettura che ci affascina al primo sorso.

“Nella cantina buia dove noi”,  la versione di Vanni sulla cantina dei giochi da tavolo e di ruolo.

“Che gioco è, chiede ancora Elia.

Eh, è un gioco di ruolo, dici.

Anch’io li faccio.

Veramente? Dici, e guardi il Bollo.

Ma che, gli dai retta?

Invece è vero! Ho anche Final Fantasy XV!

Ah, intendi al computer…

Alla console.

Vabbe’, è uguale…

Perché, voi come giocavate?

Noi? Con dadi e mappe.

E schede, dice il Bollo, e manuali.

Manuali?

Per le regole, per gli incantesimi…”

“Da quella stanza immaginaria e dalle sue porte era già cominciata una partenogenesi vertiginosa di possibilità, direzioni, eventi, mondi.”

Sulla Lettura, inserto culturale del Corriere della Sera, Vanni Santoni aveva già messo tempo fa, in un suo articolo,  la mappa  dei luoghi immaginari e creato un mondo letterario dove mancava però il regno della Litweb, scrissi io scherzosa, reputando degno anche il mio regno immaginifico al pari dell’Isola del tesoro.

Ora nella Stanza profonda ritrovo le mappe delle tante letture insieme ai giochi da tavolo, al fantasy, e saltello giuliva fra l’erbetta come la vispa Teresa fra questi giochi che ricordo a malapena, non avendo mai giocato.

” Giri per il mondo, hai la mappa del mondo. Entri in una città, un quadratino nero sulla mappa del mondo, ed ecco da lì aprirsi una mappa della città. Fai uno scontro in una taverna, e subito si disegna la mappa di quello stanzone, tavoli e sedie e banco, per permettere posizionamenti e spostamenti tattici. Qualunque quadratino bianco, qualunque dungeon, è sempre pronto a dipanarsi in dedalo, in formicaio di mostri e trappole, cunicoli oscuri e sale mirabolanti.”

Ritorno indietro, leggo e rileggo felice La Stanza Profonda conoscendo ora tutti i giochi che Vanni presenta insieme a quel mondo, al loro significato, al tempo che se ne è andato.

“C’era anche il fatto che un piccolo paese italiano, nei primi anni ottanta, era ancora feroce: aveva le rapine e l’eroina e gli incidenti in motorino, tutti senza casco, tutti in coma, e i lavori erano veri, tutti di merda” 

I giochi “In un simile contesto, il gioco di ruolo sarebbe poi giunto come il salto di paradigma definitivo: fatteli da solo, gli immaginari; fatteli come vuoi, fatteli con chi vuoi, fattene infiniti.”

E leggendo rotolano gli anni “là dove non c’è niente, non c’è neanche potere… E la libera associazione sotto regole condivise, nel vuoto perde o acquista in valore?

“Ora è nuovamente un monumento al niente, proiettato verso un’epoca in cui il passato sarà così passato da schiacciarsi, con buona pace dei nonni partigiani: gli anni trenta, gli ottanta, arriverà a dire qualcuno, qual era, poi, la differenza? In entrambi c’era qualcosa, e ora non c’è niente…”

“Serviva gente disposta a fare un atto di fede, ad apprendere regole che sembravano sempre troppe e troppo esoteriche”

Voglio farvi conoscere queste frasi che riporto dal libro, voglio tornare alla lettura per giocare con quei bimbi, con quel tempo. Le medie Boccaccio, i calzini usati nello spogliatoio al Notturni, i librigame, il negozio Stratagemma e le canzonature per gli occhiali. Ah gli occhiali! Agli occhiali che portavo dall’età di undici anni ho dato tutte le colpe possibili di quello che non mi succedeva.

W le mappe, dunque.

“Come spiegare a una ragazza cosa sono i giochi di ruolo?ù

Meglio glissare. Ma prima o poi, se la frequentazione diventa assidua, se ne dovrà render conto. …E quindi cos’è che fai con i tuoi amici..?

Niente… Un gioco di ruolo, nulla di che.

Ma, quelle robe con i pupazzetti?

Subito alzare le mani, fare la faccia offesa: NO, figurati (dico, ma scherzi?).

E da lì, se proprio ci si trova con le spalle al muro: Si tratta di una specie di teatro…

Ah, bello…”

Gustare questo libro sarà un piacere per gli occhi e per la lingua, sono impaziente di tornare al mio gioco di ruolo, al mio gioco da tavolo, al gioco bellissimo che si chiama bella scrittura.

Vi do la mappa, poi fate voi, e vi troverete nell’area specifica delle vertigini. Evviva.

“Se la parola crea il mondo, la mappa circoscrive il possibile, l’area specifica delle vertigini: ogni bosco può nascondere una strega, ogni villaggio adoratori del demonio, ogni pozzo, grotta o tomba un dungeon, ma non vi saranno streghe fuor dai boschi, sette là dove non ci sono villaggi, dungeon sulla terra sgombra e compatta…

Giocando allo Strega nella cantina buia dove noi…

E finisco con lui, citato da Vanni, sul gioco della vita che tutti facciamo “In ogni caso non abbandonate mai il tavolo da gioco, perché il giorno che lo farete la festa sarà finita e sarete diventati inesorabilmente vecchi. F. Dostoevskij”

 

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