Collezionismi: Un antefatto di SE (terza parte)

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Un antefatto di SE: terza parte

di Mauro Maraschi

Andato via da Guanda, D. P. fonda la propria casa editrice, SE (acronimo di Studio Editoriale), utilizzando la veste grafica da lui stesso disegnata per Prosa Contemporanea. «L’idea di fondo», si legge nell’unico editoriale in circolazione, «è stata da subito quella di mettere nuovamente a disposizione dei lettori testi considerati fondamentali, ma lasciati cadere nell’oblio dalla grande editoria generalista». Da allora, SE ha pubblicato, tra gli altri, Jaspers, Lukács, Deleuze, Bataille, de Unamuno, Blanchot, Merleau-Ponty, Weil, Thoreau, Mishima, Ortega Y Gasset, Schönberg. Nel 1998 è nato il marchio ES, dedicato a testi intrisi di eros, e caratterizzato dalla variante bianca della veste madre, mentre nel 2001 si è aggiunta Abscondita, che contiene saggi sull’arte e ha una veste dedicata, tutta nera[1]. SE è distribuita nazionalmente, e a volta riesce a conquistarsi intere sezioni di librerie illuminate (come La Bussola di Torino o la piccola Easy Reader di Palermo). Per alcuni la casa editrice è avvolta da un certo mistero, perché non ha un sito, non partecipa alle fiere, non organizza eventi né presentazioni, e al massimo allestisce uno stand in qualche museo, come in occasione della mostra di Chagall, di cui ha pubblicato l’autobiografia («La mia vita»). Nel 2009 lo scrittore Massimiliano Parente, che ha pubblicato in ES, raccontava l’impatto con la vecchia sede di via Manin: «[…] salendo una scalinata con passatoia di velluto rosso, passando tra statue neoclassiche, entrando in una casa editrice dove si respira aria d’altri tempi, da impero austro-ungarico, silenzio e serietà e gusto sobrio, ci si ritrova davanti il mitico D. P. con le forbici in mano che fa le prove di una copertina con dedizione artigianale […]. Uno dei pochi editori veri rimasti, tant’è che la sublime qualità del loro catalogo è inversamente proporzionale all’esibizionismo di D. P., che se lo nominate pubblicamente borbotta maledicendovi per mesi»[2]. E infatti, quando nel gennaio del 2016, grazie alla garbata amicizia con Carlo Alberto Corsi[3], ho avuto l’onore di visitare la nuova sede in Via San Calimero, a Milano, del «mitico D. P.» non ho visto l’ombra. Rilevo però che anche questo nuovo ambiente rispecchia il carattere dei libri che vi vengono creati, e che la redazione è silenziosa e posata, e circondata da alte librerie nere colme di SE, ES e Abscondita, e che in essa dominano la bicromia e l’eleganza, nonché quella gentilezza sottovoce che oggi sembra essersi estinta.

[1]. Secondo Riccardo Falcinelli, art director di Einaudi e teorico, gli Abscondita sono «i libri più belli del mondo».

[2]. Tratto dall’articolo «Breve guida comica dell’editoria italiana», apparso il 28/11/2009 sul Giornale.

[3] Tra parentesi, Carlo Alberto Corsi è anche un fine narratore, di cui ho letto diverse opere, e per quanto di non immediata reperibilità sento di poter consigliare «Amapola», seguito da «Io, Caravaggio» e da «La storia del mago», che meriterebbero tutti una migliore collocazione editoriale.

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La prima puntata qui.

La seconda qui.

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