I dischi di Guido Michelone: Havana Jam, Live in Cuba March 1979

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Anche Cuba ha avuto la sua Woodstock, ma con un ritardo di dieci anni: lo scarto temporale deriva dai ben noti motivi politici, con l’interdizione ai musicisti di entrambi i Paesi a esibirsi in liberi scambi artistico-culturali. Tuttavia sotto la presidenza di Jimmy Carter la diplomazia statunitense si è aperta verso l’isola caraibica filosovietica, portando nella capitale, L’Avana, un festival di enormi proporzioni, che all’epoca venne registrato dalla radio statale e già subito documentato nel supporto fonografico del long playing in due distinti volumi e in un CD postumo (Ron Vox). La kermesse svoltasi nell’immenso Karl Marx Theater nei giorni 2, 3, 4 marzo 1979 era sponsorizzato da due case discografiche americane (la CBS e la Fania) e dal Ministero della Cultura di Cuba: era presente il meglio della moderna e classica musica cubana Irakere, Pacho Alonso, Zaida Arrate, Elena Burke, Orquesta de Santiago de Cuba, Conjunto Yaguarimú, Frank Emilio, Juan Pablo Torres, Los Papines, Tata Güines, Cuban Percussion Ensemble, Sara González, Pablo Milanés, Manguaré, and Orquesta Aragón, ma solo il primo gruppo – Irakere – è presente su disco con due brani, forse perché il più originale fra tutti i cubani nel mescolare salsa, jazz, funk, ethno in una riuscita miscela esplosiva, grazie agli apporti solistici dei futuri esuli Arturo Sandoval e Paquito D’Rivera.

Anche la delegazione nordamericana è numerosa al festival, in una varietà di stili che comprende figure oggi un po’ rimosse come Billy Swan, Bonnie Bramlett, Mike Finnigan, che assieme a uno scatenato Billy Joel e ai supergruppi jazzistici Trio of Doom e CBS Jazz All-Stars non compaiono in quest’album, lasciando la scena discografia, nell’ordine, ai soli Stephen Stills Band, Kris Kristofferson & Rita Coolidge, The Weather Report e le Fania All-Stars. Il gruppo capitanato dal cantautore ‘orfano’ di Crosby, Nash, Young, in tre brani propone un rock grintoso, mentre la coppia – anche nella vita – di folksingers rappresenta, con quattro pezzi, la tradizione country-rock rivisitata. Arrivano poi i Weather Report nella classicissima Birdland che da sola, per i jazzofili, vale l’acquisto del disco, anche perché c’è modo di ascoltarli nel breve periodo in cui si sono ristretti a quartetto, non avendo a disposizione un nuovo percussionista – assurdo o paradossale in quel momento nella patria dei tamburi e dei ritmi afroamericani – e forse desiderosi di accentuare maggiormente la loro vena jazz più che quella etnica (già ispiratrice di una World music ante litteram): tuttavia Wayne Shorter, Joe Zawinul, Jaco Pastorius e Peter Erskine qui confermano uno stato di grazia a livello di coesione e di intesa nel proporre la miglior fusion in assoluto. E la fusion dei pur bravissimi Irakere e Fania All Stars impallidisce di fronte a Birdland, benché da un lato Irakere esprima al meglio un nuovo raffinato afro-Cuban-bop nei tre Contradanza, Flute Concerto, Adagio e dall’altro le ‘stelle’ della Fania con Rubén Blades e Johnny Pacheco quaglia front men nella Descarga a Cuba a chiudere l’album offrano una salsa allegra e pimpante dagli echi funk-soul.

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