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Non è certo la prima volta che ci si trova a leggere la storia attraverso le geometrie più o meno regolari e piane del disegno a fumetti – vengono intanto alla mente La storia d’Italia o La storia del mondo a fumetti di Enzo Biagi, illustrate da un corteo splendido di matite elette, da Carlo Ambrosini a Raffaele Vianello, da Dino Battaglia a Milo Manara, solo per dirne alcune. E neppure è la prima volta che la storia disegnata si accinge a narrare le vicende della Resistenza: di un paio di anni fa è il bell’esperimento di Tavole di Resistenza. Fumetti e scritti sulla Lotta di Liberazione uscito da Tunué per la cura di Sergio Badino, che lì raccoglieva brevi storie intorno alla guerra di Liberazione, vergate dai suoi allievi durante un corso di sceneggiatura all’Accademia linguistica di Belle Arti di Genova; ma sull’argomento c’è anche un fondamentale saggio di Pier Luigi Gasba e di Luciano Niccolai uscito nel 2009 per Settegiorni editore, Per la libertà. La Resistenza nel fumetto. E tuttavia è sempre suggestivo, e luminosamente istruttivo (alla memoria sale almeno ancora Un cuore garibaldino di Hugo Pratt), immergersi nella storia resistenziale attraverso il filtro del disegno e delle vignette; lo si fa ora con un nuovo volume di grande formato, la Storia della Resistenza in Valsesia a fumetti, con disegni di Giorgio Perrone e testi di Luca Perrone, pubblicato dall’Istituto per la storia della Resistenza nel Biellese, Vercellese e in Valsesia “Cino Moscatelli” (pp. 59, euro 25).

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Il volume si compone di quarantasei tavole per un totale di più di duecentotrenta scene: le prime riassumono i tre anni di conflitto che precedono l’inizio del movimento resistenziale, tra le quali scorgiamo un cupo dittatore che annuncia l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania, un Duce le cui parole risuonano nelle piazze dei principali centri della Valsesia; di lì vengono dietro alcuni quadri suggestivi che narrano di paesi vicini e lontani, quelli dove viene portata la guerra, quelli in cui finiscono a combattere centinaia di soldati italiani: la Francia, l’Africa, l’Albania, la Grecia, la Jugoslavia, la Russia. Le caselle che narrano gli eventi dal venticinque luglio all’otto settembre alternano episodi della vulgata (lo sbarco in Sicilia o la seduta del Gran Consiglio che depone il Duce) a altri propriamente calati nella realtà della Valsesia (il discorso di Cino Moscatelli, leggendario comandante garibaldino, a Borgosesia, all’indomani della destituzione di Mussolini, o gli scioperi nelle fabbriche della valle). Di lì in avanti i riquadri raccontano la Resistenza tra i monti, non solo mettendo il segno sui grandi nomi dei capi brigata, dei commissari politici, dei comandanti, da Moscatelli a Mario Vinzio, da Francesco Moranino a Pietro Rastelli, ma soprattutto costruendo delle scene corali o dei fitti pannelli dove a fare la parte grossa sono i Partigiani, quelli senza nome, che agiscono collettivamente, il cui pensiero è marcato, all’interno delle vignette, dal ricorso al dialetto (del quale si dà la traduzione in appendice al testo). Vengono così rimontati i principali eventi dell’epopea resistenziale valsesiana, dall’arrivo del sanguinario 63° Battaglione della Legione Tagliamento alla liberazione di Varallo, di Borgosesia e poi, oltre la valle, di Biella, di Novara, di Vercelli, dedicando l’ultima tavola all’ingresso e alla sfilata dei camion ribelli a Milano, e al comizio di Cino Moscatelli ai piedi del Duomo dinnanzi a una folla straordinaria.

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Il lavoro degli autori, intenso per l’esattezza dei particolari, e immediato anche per il pregio artigianale dei tratti del disegno, è, come sottolineato dal direttore dell’Istituto Storico della Resistenza Enrico Pagano nella Presentazione del volume, “frutto di ampie e approfondite consultazioni dei materiali editi – si segnala di passaggio che alcune vignette, contrassegnate da appositi numeri, ricalcano manifesti, disegni o fotografie storiche – e della raccolta di numerose memorie di protagonisti diretti”; testimonianze che, tra l’altro, hanno reso necessario e doveroso il compito di rappresentare nei riquadri anche alcuni episodi scomodi dell’esperienza resistenziale, quelli che Luca Perrone definisce ‘i giorni dell’ira’, i gesti – a volte anche tremendi – di vendetta contro i nemici sconfitti.

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Dalla Valsesia, dunque, alla piazza del capoluogo lombardo, a significare, come è detto bene nell’Introduzione, la presenza e l’impeto delle periferie del Paese che, attraverso l’avventura della Resistenza, forse mai come allora “si sono rese protagoniste della propria storia” e hanno saputo portare al centro la lezione imparata ai margini, quella lezione così ottimamente sintetizzata nella formula che Cino Moscatelli e Pietro Secchia trovarono, ormai cinquatacinque anni fa,  per il titolo della loro opera, Il Monte Rosa è sceso a Milano.

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