Texier

In questo doppio CD antologico (L’intégrale. Les années JMS) sono raccolti i tre long playing – Amir (1975-76), Varech (1977), À corde set à Cris (1979) – che il contrabbassista francese, all’epoca come oggigiorno, pubblica per l’etichetta francese specializzata nel jazz sperimentale. Ma va subito detto che non si tratta di astruserie o di radicalismo, a cui il jazz d’Oltralpe, una volta scoperto il free, si abitua per quasi tutti i Seventies (Texier compreso, in album collettivi o per altre compagini): questa ‘integrale’ si fa ascoltare piacevolissimamente grazie a un innato melodismo e a una verve quasi romantica che avvolge tutti i quindici brani (composti perlopiù da Henri e spesso molto brevi). Sui temi partono quindi le improvvisazioni fluide, i vocalismi avvolgenti, le sonorità complessivamente morbide (mai spigolose), le armonie talvolta complesse (ma ridotte all’essenzialità): alla fine si ha la sensazione di riascoltare, con mente serena, un suono molto ‘Anni Settanta’ di quando il jazz si apre non solo all’avanguardia, ma coglie suggestioni da altre realtà musicali, che a loro volta, in questo caso, sanno di arcano, classico, esoticheggiante. Va poi ricordato che in due album su tre Texier fa tutto da solo, usando e sovraincidendo contrabbasso, violoncello, oud, basso Fender, flauto, piano, percussioni e voce; nel terzo intervengono a volte Aldo Romano (eccezionalmente alla chitarra e non alla batteria), Gordon Beck, Didier Lockwood, Jean-Charles Capon, ma la sostanza resta le medesima con Henri proiettato verso un jazz cameristico immaginifico e tuttora attualissimo, forse perché non si vuole o non si sa più esprimersi in questo modo.

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