I dischi di Guido Michelone: Esbjörn Svensson Trio, Gagarin’s Point Of View

Gagarin

Nel trio, con questo (forse il capolavoro) e con gli altri dischi, il compianto tastierista svedese Esbjörn Svensson (16 aprile 1964 – 14 giugno 2008) era, da sempre, leader assoluto, pur nel perfetto democratico interplay con Dan Berglund (contrabbasso) e Magnus Öström (batteria), pur includendo talvolta celebrati evergreen – ma gli undici medio lunghi brani dell’album sono tutti a firma Svensson o E.S.T. – Esbjörn compone, inventa, dirige, improvvisa, soprattutto traccia le linee guida di un trio che in maniera fantasmagorica, tanto controllata quanto esuberante, assorbe e riplasma gli ultimi decenni di storia musicale; assieme al bebop, al modale, al quasi free, si mescolano infatti in Gagarin’s Point Of View (ACT, 1998) linguaggi giovanili attuali, dal drum’n’bass al prog rock, dal techno al funky, tra sprazzi melodici talvolta vicini alle canzoni dei Radiohead o assolo radicali che, grazie all’uso dell’elettronica, fanno pensare alla Scuola di Darmstadt. Restano integri, però, un senso del ritmo, un innato calore swing, persino un alone blues, che pongono Esbjörn Svensson al centro della musica jazz, a incarnare simbolicamente il presente, il futuro e oggi, purtroppo, anche il passato di una persona cara, mite, schiva, dolcissima, che qui infine omaggia il mito e la figura di Jurij Alekseevic Gagarin, celebre cosmonauta sovietico, nonché primo uomo a volare nello spazio!

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