C’è chi cambia casa perché la famiglia si allarga, perché i figli crescono, perché ci si vuole avvicinare o allontanare dal centro.

Noi abbiamo cambiato casa perché non avevamo più spazio per i libri.

In occasione del nostro matrimonio, abbiamo organizzato la lista nozze presso una libreria indipendente della città, permettendoci così un paio d’anni di autentico paradiso: entrare in libreria e prendere ciò che si vuole, davvero non ha prezzo.

Ciò ha ovviamente aggravato la già critica situazione del rapporto libri/spazio e ha ulteriormente accelerato la decisione di cambiare casa.

La libreria del soggiorno nella casa dove abitiamo da ormai una decina di anni è un semplice mobile componibile da ufficio, bianca, anonima, che ormai ospita in quasi tutti i ripiani una doppia fila di volumi.

Libreria Roberto Lana 3

Inizialmente avevo cercato di organizzare gli spazi della libreria per case editrici, per colore, per argomento, ma il carattere decisamente anarchico di tutto ciò che entra a casa mia ha avuto la meglio su qualsiasi tentativo di ordine.

Nella libreria, l’unica sezione che ha mantenuto un carattere ben definito è quella della narrativa francese che, nonostante tenda ad occupare sempre più posto, mantiene un carattere decisamente composto e disciplinato.

Libreria Roberto Lana 4

La parte più corposa – con un po’ di snobismo – è quella dei romanzi Gallimard di cui adoro le copertine dal colore indefinito, tra il rosa e il giallo pallido, dall’aspetto anonimo e rigoroso, che restituisce valore al contenuto del libro, senza inutili ammiccature. Accanto e dietro ai Gallimard, tutto un universo di romanzi noti e meno noti, alcuni inspiegabilmente orfani della traduzione italiana (Valérie Zenatti, Emmanuelle Pagano, Mathieu Riboulet e altri) e a fare loro da contraltare, un ripiano sotto, una piccola rappresentanza di titoli Adelphi.

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La biblioteca del corridoio, più modesta, è una democratica e svedese Billy a tutta altezza, che accoglie testi legati alla professione di insegnante (libri di testo, vocabolari), testi di storia della musica, la collezione di dischi, giochi di società, fumetti…

Non ci sono dubbi, l’ordine non è certo il suo punto forte, le carte, i ritagli di giornale, le fotocopie si ammassano e probabilmente si riproducono selvaggiamente durante la nostra assenza.

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Mi è quasi impossibile passare dal corridoio senza fermarmi, spesso per cercare di ristabilire un ordine illusorio e sempre precario.

Tra gli scaffali delle librerie (ve n’è una terza in studio, ma è meglio soprassedere) vi sono autori più evidenti (i classici della letteratura, alcuni narratori italiani e stranieri, sopra tutti Calvino, Balzac, Dick, i fumetti di Hergé, Amélie Nothomb, Pavese…).

Vi sono tuttavia altri piccoli capolavori che si nascondono in seconda fila e che di quando in quando vengono riportati in superficie, ma la discrezione di autori a me particolarmente cari come Zweig, Istrati, Hrabal ha spesso la meglio e riguadagnano il loro posto nascosto, protetti da volumi più chiassosi ed esuberanti. Ma è inutile, io so che da qualche parte ci sono anche loro…

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