Tra gli scaffali di Guido Michelone

 

Avendo una casa grande ed essendo un appassionato di libri (e di lettura), ovviamente posseggo moltissimi volumi, anche se non li ho mai contati (e non li ho nemmeno letti tutti). Viaggio comunque sulle migliaia di titoli! Non saprei dire se la quantità di libri dipenda dai metri quadrati abitativi o viceversa, è un po’ come la questione della nascita dell’uovo e della gallina. Io e Francesca, grazie alle sue competenze di architettura d’interni (con tanto di diploma all’Istituto Europeo di Design di Milano, dove peraltro ci siamo conosciuti e fidanzati, io da docente, lei da tutor), prima di diventare linguista e scrittrice, abbiamo tentato di razionalizzare al meglio gli spazi della dimora, in modo da collocare i libri in luoghi diversi a seconda degli argomenti; abbiamo quindi sei librerie, a partire dal seminterrato dove la distribuzione risulta la seguente: nel salone buddista ci sono: narrativa, poesia, fumetto, teatro, storia, filosofia, critica letteraria, scienze umane; nel lungo corridoio: arte classica, architettura, design e critica d’arte, riviste rilegate; nel mio studio: musica, cinema, massmedia; nella stanza dei long-playing: fotografia e ancora musica (e accanto la stanza dei CD); nel cucinino: gastronomia, enologia, ricette. Al piano nobile, in sala, nel Piroscafo (un mobile griffato di Aldo Rossi) abbiamo collocato l’arte contemporanea e infine in camera da letto i libri scritti da me e da Francesca.

libreria n 1-1
Partirei da quest’ultimo angolo, perché è naturalmente quello a cui sono maggiormente affezionato, essendo composto dalle mie, dalle nostre creature: più di cento titoli (in tutto 124 considerando le curatele e le antologie, dove comunque appaiono i nostri nomi) realizzati, da parte mia, in circa un trentennio di indefessa attività, talvolta persino nevrotica, con il desiderio impellente di scrivere, pubblicare, attendere pensando già al titolo successivo, con il rischio del non-finito michelangiolesco (al contrario Francesca centellina per bene ogni uscita). Sopra il letto sono dunque disposti – in un’altra libreria d’autore – i nostri testi (Francesca arriva a 10 titoli, tra poesia e antologie) collocati su quattro scaffali più o meno in ordine logico: guardando la foto le due macchie nere a destra concernono due blocchi relativi ad altrettanti editori: da un lato l’Educatt dell’Università Cattolica di Milano con le mie dispense sulla musica afroamericana, dall’altro Gianluca Barbera Editore (ora Melville Editrice) di Siena con biografie di musicisti. La macchia chiara sulla sinistra invece riguarda i testi di Torinopoesia (Marco Valerio Editore) tra cui spicca Frau, l’esordio di Francesca Tini Brunozzi: non lo dico perché è mia moglie, ma si tratta di una delle maggiori autrici in assoluto in questo inizio di XXI secolo! Un testo su tutti: il recentissimo Il grado zero della buona educazione. Poesie per spaccare. E tra i miei, riguardando gli scaffali, io sono particolarmente affezionato ai romanzi Cinquanta secondo Novecento e Giovane giovane giovane, ai racconti di Parigi a Vercelli, ai saggi Il jazz-film, I Simpson, Jazz forever, Pazzi per i Beatles, e ai libri di interviste Jazz Interviews e El jazz habla espanol rispettivamente in in lingua inglese e castigliana.

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