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Il Settetto Microsocpico, così denominato per il suono fortemente orchestrale scaturito da un ensemble tutto sommato di ridotte dimensioni, compie nel 2010 i trent’anni di attività lungo una carriera abbastanza tortuosa. Ma, va subito detto, il nuovo disco festeggia nel modo migliore un compleanno invidiabile per le jazz band: solo il Modern Jazz Quartet di John Lewis, Milton Jackson, Percy Heath e Connie Kay seppe fare meglio come longevità. Friday the Thirteenth è un CD che reca quale sottotitolo The Micros Play Monk. Ed è in tutto e per tutto un tributo al geniale pianista, bopper, compositore, genio del jazz, Thelonious Sphere Monk (1917-1982), a cominciare sin dal titolo, che è uno dei dodici classici monkiani di cui si compone questa sorta di concept-album; gli altri pezzi, notissimi, sono in ordine alfabetico: Brilliant Corners, Bye-Ya, Epistrophy, Evidence, Gallop’s Gallop, Misterioso, Off Minor, Pannonica, Teo, We See, Worry Later e appunto Friday the 13th. Oggi The Microscopic Septet è formato da Don Davis (sax alto), Richard Dworkin (batteria), Joel Forrester (pianoforte), Mike Hashim (sax tenore), David Hofstra (contrabbasso), Phillip Johnston (sax soprano), Dave Sewelson (sax baritono); di fatto è un quartetto sassofonistico con ritmica, ma con un sound particolarissimo tra avvolgente e strutturato, che lo fa sembrare una felice big band in miniatura. A guidare le danze è lo storico leader Johnston e forse è proprio il caso di parlare di musica a danza per la cantabilità, la ballabilità, la melodiosità dei trattamenti e degli arrangiamenti verso l’irraggiungibile arte monkiana: a ciò si aggiunge, poi, un senso di ricerca, sperimentazione, avanguardia, sempre ben calate in un progetto di ascolto, che danno a Friday the Thirteenth (Cuneiform Records, 2010) il sapore di un’opera unica, in grado di richiamare alla memoria Duke Ellington e John Zorn Albert Ayler e quei Lounge Lizard esordienti a loro volta trent’anni fa proprio come questi magici Micros.

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