reginacarter_southerncomfort
Se avessimo voluto inserire la recensione di questo disco in una rubrica del Country, non ci sarebbero stati problemi, perché la grande violinista nera opera con Southern Comfort (Sony Music) una svolta per lei epocale, addentrandosi, peraltro assai efficacemente, nei meandri delle grandi tradizioni in apparenza estranee, cioè bianche, popolari, ottocentesche. In realtà come si può nostre nel bellissimo lungometraggio Dodici anni schiavo di Steve McQueen e nell’altrettanto efficace colonna sonora (recensita sul Buscadero scorso) i neri ex africani negli Stati Uniti sia da schiavi sia da uomini liberi, quando facevano musica, suonavano appunto i generi delle radici folkloriche europee, ovvero danze e balli di origine anglosassone perlopiù settecentesca. Nelle note di copertina infatti Regina Carter spiega di aver affrontato, con questo album, un lungo viaggio alla ricerca delle fonti musicali dei propri familiari, spingendosi verso Bradfort (Alabama) e Detroit (Michigan), riscoprendo, come aveva già fatto il grande musicologo Alan Lomax (da lei stessa citato e dal cui songbook ha studiato e attinto in abbondanza e con intelligenza) le tante affinità tra le musiche bianche e nere che ancora persistevano fino agli anni Trenta dagli Appalachi al Deep South, magari accompagnate da quel ‘conforto sudista’ che era un popolare liquore dolce, che venne popolarizzato a fine Ottocento e assai amato dalle classi povere. Undici i brani in scaletta, tutti di pubblico dominio – in ordine alfabetico Blues de Basile, Cornbread Crumbled in Gravy, Death Have Mercy / Breakaway, Hickory Wind, I’m Going Home, I Moaned and I Moaned, Miner’s Child, Shoo-Rye, See See Rider, Trampin’ – tranne Honky Tonkin’ scritta e interpretata da Hank Williams. Regina Carter, sempre al violino, è alla testa di un quintetto acustico con Marvin Sewell (chitarra), Will Holshouser (fisarmonica), Jesse Murphy (contrabbasso), Alvester Garnett (batteria) in uno stile country&western che spazia altresì tra bluegrass, zydeko, cajun, lasciando stupefatti e convinti gli estimatori della buona musica senza confini o barriere.

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